Gioco
Non solo gli artisti pagano il black out di tutti i teatri
Bar e ristoranti, sartorie, elettricisti e fonici, personale di sala: un mondo parallelo sta soffrendo da marzo, quando in piena stagione tutto si è fermato
LIVORNO
Anche se con l’ultimo decreto firmato ieri dal presidente del Consiglio qualche spiraglio sembra intravedersi, gli occhi del mondo dello spettacolo sono ancora tristi. Sopra, davanti, dietro e intorno ai palcoscenici cittadini, grandi e piccoli che siano, tra gli operatori del settore continua a serpeggiare sgomento, incertezza, paura di non saper gestire il futuro anche alla luce dei danni che il lockdown ha provocato e sta tuttora provocando, nel cuore della stagione, mentre i cartelloni stavano girando alla grande e i progetti erano in corso.
Si parla di possibile riapertura a fine giugno ma è chiaro che c’è tutto da capire e di certo non sarà possibile tornare a vedere spettacoli al chiuso prima di settembre.
In questo clima di totale spaesamento restano quindi molti cocci da raccogliere. Direttamente nei teatri ma anche “intorno” ossia nell’indotto. Service, bar e ristoranti che vivevano soprattutto grazie alla loro vicinanza con teatri e cinema, laboratori di costumi, cooperative addetta al servizio in sala, tecnici . Tutto un indotto che da un giorno all’altro si è trovato senza lavoro pur non essendo un settore puramente artistico. Intanto l’estate è alle porte e per questo pianeta che vive di spettacolo ci sarà ancora da aspettare prima di tornare a vedere un po’ di luce. —
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Cristiana Grasso
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