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L’Alp torna sul piede di guerra Al via lo stato di agitazione
«Nelle imprese c’è la corsa agli straordinari per dribblare il ricorso all’agenzia» La Rsu incalza l’Authority: snobbata l’applicazione di un’ordinanza-chiave
livorno
Soffiano di nuovo venti di guerra sulle banchine: all’Alp torna lo stato di agitazione. Si tratta dell’unico soggetto autorizzato in base all’articolo 17 per fornire manodopera alle imprese in caso di picchi di lavoro. A giudizio delle rappresentanze sindacali che hanno promosso l’iniziativa di lotta, tutto nasce dal fatto che le imprese cercano di dribblare il ricorso all’Alp nei casi previsti e il mancato utilizzo si traduce in un basso numero di turni, dunque in una «grave crisi societaria che si protrae ormai da agosto dell’anno scorso».
È per questo che la Rsu – formata da Massimo Mazza, Fabio Antonini e Giacomo Pupi – torna alla carica: al centro dell’attenzione è la situazione in una realtà lavoratiuva che dà occupazione a 68 persone, amministrazione inclusa. Gli addetti hanno l’ombrello dell’indennità di mancato avviamento in caso di non utilizzo, ma copre fino a un certo punto e se i turni effettivamente lavorati si riducono al minimo come adesso, ecco che la differenza si fa sentire, tiene a sottolineare Mazza.
«Dopo esserci mobilitati a dicembre 2019 e dopo l’incontro avuto con i vertici dell’Authority la situazione era stata chiarita: ci venne riferito che sarebbero stati presi interventi strutturali dall’ente al fine di riportare turni per i lavoratori Alp. Interventi che però, ad oggi, non si sono concretizzati».
Cosa chiedono i protagonisti della mobilitazione? Soprattutto due cose. L’una è una misura tampone per fronteggiare la situazione contingente: stiamo parlando dell’attivazione di quanto previsto dal comma 15 bis (articolo 17 legge 84/94), l’utilizzo di una parte delle risorse dell’Authority per “sostenere l’occupazione, il rinnovamento e l’aggiornamento professionale” del soggetto fornitore di manodopera, nel caso di Livorno l’Alp (come forme di incentivazione al ricollocamento o al pensionamento), o comunque con interventi di sostegno («e consentirebbero un nuovo assetto societario»). L’altra prende di mira un aspetto più strutturale: si tratta della concretizzazione di quanto previsto nell’ordinanza n. 9 che, firmata dall’allora presidente Giuliano Gallanti, prevedeva che venisse inviata agli uffici di Palazzo Rosciano da parte di ciascuna impresa l’indicazione turno per turno di quali lavoratori nome per nome (e eventualmente di quali addetti Alp) lavorano in che orario a quale nave per quale società.
Le Rsu dell’agenzia chiedono che così si «farebbe emergere chiaramente la parte di lavoro destinata ad Alp». In particolare, si potrebbe aprire gli occhi su una situazione complessa in questa fase di emergenza sanitaria: «Le imprese – viene messo in evidenza – stanno quasi tutte beneficiando della cassa Integrazione in deroga per il Covid-19 e alcuni lavoratori ci stanno segnalando che, nonostante questo, si starebbero svolgendo turni in straordinario, naturalmente a scapito di Alp». L’ordinanza c’è, quel che manca è il fatto di farla osservare, spiega Mazza illustrando le ragioni della lotta. –
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