Gioco
Posti limitati e recinzioni così lo Chalet cambia volto
Tante le novità “obbligate” per clienti del prestigioso locale nella pineta d’Ardenza Tavoli sanificati di continuo e percorsi speciali per non far incrociare le persone
Tommaso Silvi / LIVORNO
Martedì. Il grande giorno. Quello della riapertura dopo due mesi di stop. Quello dell’inizio di una sfida tutta nuova. Meno clienti e maggiori responsabilità. Ma tanto entusiasmo. Lo Chalet della Rotonda si prepara alla vita “post-emergenza coronavirus”.
«Cambierà tutto – dice Stefano Cresti, direttore del bar-ristorante di Ardenza Mare – e dovremo essere bravi a gestire questo cambiamento». Soltanto uno dei cancelli che conducono nell’area del locale sarà aperto.
Gli ingressi saranno regolati dal personale e dai numeri, come al banco gastronomia del supermercato. Prendi il biglietto e aspetti il tuo turno per entrare. «Ospiteremo massimo 100 persone, arrivati a questo numero chiuderemo l’ingresso. Ogni volta che qualcuno andrà via, qualcun altro potrà entrare. Le sale interne di bar e ristorante restano chiuse. Sarà aperta soltanto la piazza esterna, dove siederanno i clienti di bar e ristorante», spiega, Luca Giacobazzi, l’altro gestore dello Chalet, storico locale del lungomare riaperto nel giugno 2018 dopo un lungo periodo di chiusura. La sanificazione degli spazi avverrà due volte al giorno, e i clienti saranno guidati in un percorso studiato per non far incrociare mai le persone. Da una parte si entra, dall’altra si esce. Anche nel caso della toilette. E ogni tavolo sarà sanificato tra un gruppo di clienti e quello successivo. Per un’attività frequentata da 1500 persone al giorno – nell’epoca pre-virus –, sarà inevitabile un crollo degli incassi.
«In un tavolino che prima poteva ospitare quattro persone – prosegue Cresti – ora potrà sedersi soltanto un cliente. Tutti i tavoli sono ad almeno due metri di distanza, e tra una persona e l’altra, allo stesso tavolo, abbiamo calcolato un metro. Abbiamo perso il 40% dei posti, e ci aspettiamo un – 40% di incassi rispetto ai giorni normali».
Lo Chalet ha dodici dipendenti, tutti in cassa integrazione. Nessuno di loro ha ricevuto un centesimo. Sono senza stipendio da marzo, quando hanno ricevuto dall’azienda il corrispettivo dei 10 giorni di lavoro svolti prima della chiusura. «Per adeguare il locale alle nuove norme abbiamo speso più di 3mila euro», racconta Giacobazzi. Plexiglass al bancone e alla cassa, ma non ai tavoli. «Azzereremmo la socialità, e non intendiamo farlo», taglia corto Cresti. La parte esterna del locale, dove potranno stare i clienti, sarà recintata, così da controllare meglio gli accessi. «Cercheremo di infondere tranquillità – conclude Cresti –, anche se sarà una situazione anomala. Siamo abituati a vedere un mare di gente nel locale. Abbiamo un sacco di spese e avremo pochissime entrate. Sarà durissima, ma non vogliamo mollare». —
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