Il Tirreno

Livorno

le terapie 

L’ospedale apre alla sperimentazione sul plasma dei guariti

Il primario: «Se utilizzato nelle fasi precoci può fermare il virus». Per le fasi successive  continua a dare buoni risultati il farmaco “livornese”

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LIVORNO

Anche l’ospedale di Livorno apre alla sperimentazione del plasma: «Abbiamo dato adesione al progetto nazionale», annuncia Spartaco Sani.

«Nel plasma dei guariti - spiega il primario - ci dovrebbero essere anticorpi con azione neutralizzante. Sono anticorpi che vanno cercati, perché di anticorpi se ne formano tanti, ma non tutti sono protettivi. C'è da verificare che funzionino, ed è da dimostrare».

«I sieri - spiega Sani - sono adoperati da sempre nella storia della medicina: se utilizzati non nelle fasi tardive ma in fase precoce, prima che si manifestino sintomi gravi, si spera che siano in grado di bloccare l’evoluzione della malattia».

Sani si dice invece perlpesso sul fatto che un paziente possa uscire dalla Rianimazione grazie al plasma: «Nella fase due, quando il virus tende a ridursi, il plasma può adiuvare, ma il problema è l'infiammazione».

Il primario però ritiene che sia una strada da battere: «Se gli anticorpi funzionano, domani si potrebbero produrre a livello industriale. L’esempio del tetano - seppur si tratti di una malattia diversa - può aiutare a capire. A un soggetto che si ferisca con un chiodo rugginoso e non sia coperto da vaccinazione antitetanica, vengono somministrate immunoglobuline antitetaniche (ricavate dal plasma di donatori vaccinati) in modo da proteggerlo. Il problema del Covid è la patogenesi della malattia: nel caso del tetano uno sa quando si ferisce e può essere trattato, nel caso del coronavirus è difficile sapere il timing esatto del contagio, dunque c’è il rischio che si perda la fase precoce in cui il plasma potrebbe funzionare».

Quel che è certo è che - proprio per la fase due della malattia - per adesso sta dando risultati convincenti la sperimentazione “livornese” - ideata dal primario di Oncoematologia dell’ospedale Enrico Capochiani insieme allo stesso Sani - del farmaco Ruxolitinib, prodotto da Novartis per i pazienti ematologici affetti dalla sindrome emofagocitica acuta. «Cercavamo farmaci che impediscano l’evoluzione critica dell’infezione evitando la progressione del Covid da malattia domestica a malattia subintensiva a malattia da Rianimazione. Finora i pazienti selezionati e trattati con questo farmaco anti-citochine sono usciti tutti guariti dall’ospedale», sottolinea Sani. —

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