Gioco
«Un cattolico democratico nel solco del padre e dei preti antifascisti»
Mannelli: con il compromesso storico alla circoscrizione 4 aprivamo la strada alla cultura dell’Ulivo, volevano buttarmi fuori dal partito e lui mi difese
livorno
Bino Raugi e i suoi dell’Anpi (partigiani) ci avevano messo l’intuizione, Giorgio Kutufà l’aveva colta al volo e insieme ad altri era stato fra i fondatori dell’Istoreco, l’istituto storico che studia la Resistenza. E’ qui che, dice lo storico Gianluca Della Maggiore, bisogna andare per capirne la radici: era una grande scuola di pensiero che «per lui aveva come riferimento suo padre Luigi, tra i protagonisti del movimento cattolico cittadino». Ma c’erano anche «i vescovi Piccioni, Guano e Ablondi, i preti campioni dell’antifascismo (don Angeli, don Tintori, don Volpe, don Roberti) e figure di laici come Erminia Cremoni, Dino Lugetti e Mario Razzauti».
La direttrice Catia Sonetti ricorda che Kutufà teneva a sottolinea che «il cattolicesimo democratico livornese ha contribuito, non solo alla ricostruzione morale e fisica della nostra città, ma a connotare la nostra società di valori condivisi quali la tolleranza, il reciproco rispetto, l’attenzione verso gli ultimi». E ora – aggiunge la presidente Carla Roncaglia – proseguire con impegno nell’azione culturale affidata all’Istoreco è «il modo migliore per onorare la memoria di Giorgio».
Bisogna tornare indietro di oltre trent’anni per raccontare invece un’altra storia: quella che alla circoscrizione 4, a due passi dai Salesiani di quel don Vincenzo Savio, prete-coraggio che poi affiancherà monsignor Ablondi, portò al “compromesso storico” promosso da Sergio Barsotti (Pci, poi Prc) e da Lorenzo Mannelli (che diventerà leader regionale della Margherita e ora a Bruxelles è il braccio destro del presidente dell’Europarlamento David Sassoli).
Era un’“eresia” e una parte del gruppo dirigente chiese non solo la testa di Mannelli ma l’espulsione. «Giorgio era più prudente di me ma mi difese così come fece il segretario Beppe Ranucci: in fondo, – dice ora Mannelli – cercavo di anticipare quello che sarebbe stata la cultura politica dell’Ulivo».
L’ex dirigente margheritino sottolinea che con Kutufà «la linea del cattolicesimo democratico e progressista non ha mai sbandato». Quella è stata una stagione che porterà proprio all’avvicendamento “affettuoso” fra Kutufà e Mannelli al timone del Ppi livornese. «Portammo il Ppi anche con lui a raddoppiare i voti alle comunali del ’99: quel cattolicesimo democratico in una Livorno ancora di sinistra – aggiunge – aprì le porte ad una candidatura alla presidenza della Provincia. Fu offerta a me, ma non vi erano ancora le condizioni. È stato Giorgio a diventare presidente, era la figura più rappresentativa». —
M.z.
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