Gioco
«Senza incassi e senza assunzioni altro che estate della ripartenza»
Lo sfogo di Adriano Tramonti, a capo dell’agenzia di animazione Smile L’imprenditore sarà costretto a lasciare senza lavoro quindici lavoratori
la lettera
adriano tramonti
Adriano Tramonti è a capo di un’agenzia di animazione. Un’estate senza assembramenti è un’estate senza giochi. E senza animatori. Tramonti affida il suo sfogo a una lettera.
Dal lontano 2006 faccio l’animatore negli stabilimenti balneari della costa livornese e pisana, e dal 2011 ho fondato un’agenzia, la Smile. Il nostro modo di fare animazione è atipico, e si interseca perfettamente con la modalità di vivere il mare della nostra costa. Un’animazione prettamente rivolta allo stagionale, che ha la duplice funzionalità di gestire la quotidianità e l’ordine nello stabilimento e al contempo intrattenere dai più piccoli ai più grandi. Chi non ha mai sentito parlare delle “Fiumiadi”, ai bagni Fiume? Iniziammo con 12 squadre, siamo arrivati a 43, per poi replicarle anche ai più piccoli e ai senior.
Fare animazione al tempo del Covid capiamo che possa essere difficile, ma non ci scordiamo che da questa attività traggono reddito molti ragazzi, spesso universitari che riescono a conciliare lavoro e studio davanti casa.
La Smile, che è una ditta individuale, ogni anno indicativamente assume 15 dipendenti stagionali, con contratti a tempo determinato, con tredicesima e quattordicesima. La crisi porterà le strutture a rivolgersi alle associazioni sportive per l’animazione, che con costi pari a zero avranno la meglio in un mercato contraddistinto dalla mancanza di certezze e dalla contrazione degli introiti. Ogni anno abbiamo una rotazione molto alta del nostro personale, ma storicamente rimangono ogni anno sempre quei tre, quattro ragazzi che tramandano una professionalità che fa della nostra agenzia un punto di riferimento della costa.
La mia preoccupazione, oltre al quasi sicuro fatturato zero, è la perdita totale di questo bagaglio che ormai da quattordici anni mi porto dietro. Tutto non sarà più come prima e purtroppo sarà peggio. Ho avuto modo di leggere delle anticipazioni su un eventuale protocollo allo studio per la gestione degli stabilimenti balneari e non si fa cenno minimamente alle realtà che lavorano in questi ambiti, come se fosse il male minore, perdere questi posti di lavoro. Io non cadrei nella trappola di costruire protocolli inapplicabili, che vietano l’ovvio; che poi guardiamo la realtà e ci rendiamo conto che è tutto un film. Mettiamo capienze massime giornaliere in base alle metrature degli stabilimenti, ma non pensiamo di controllare quello che è incontrollabile, ovvero vietare il contatto fra bambini che giocano, o pensare che da domani ci si cali in mare piano piano, senza fare tuffi perché creano assembramenti.
Diteci quando si può ripartire, ma quando si riparte, si riparte davvero. Altrimenti la fine sarà che nello stabilimento ci saranno delle regole severe e poi al Sonnino sarà tutto lecito. E alla fine chi ne risentirà di più sarà unicamente “il lavoro”. —
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