Gioco
La bimba di Modì sorride dietro la mascherina, il sindaco: «Gesto che fa riflettere e sperare»
La protezione applicata dall’artista Mart sopra al manifesto alla Rotonda di Ardenza, simbolo della mostra di Modigliani
LIVORNO. Una mascherina con dietro un sorriso indossata dalla bambina "dalle gotine rosse" ritratta cento anni fa da Amedeo Modigliani e simbolo della grande mostra conclusa a febbraio al Museo della città. È questa l’ultima trovata firmata da Mart, "l’artista segreto" autore tra gli altri anche dell’opera creata davanti a villa Mimbelli e inaugurata lo scorso anno in cui si omaggia un altro artista livornese, Giovanni Fattori. La mascherina, simbolo di questo periodo di emergenza sanitaria, è stata applicata sul viso della bambina azzurra all’interno del manifesto che promuoveva la mostra in prossimità della Rotonda di Ardenza. La particolarità, rispetto ad altre opere tra l’ironico e il provocatorio comparse in città da marzo ad oggi, è il sorriso che si intravede chiaramente. «Questo gesto - spiega il sindaco Luca Salvetti - ci fa sorridere e riflettere. Deve essere questo lo stato d’animo con cui i livornesi affronteranno da ora e per qualche tempo, la fase che segue il lockdown».
Per il primo cittadino, l’opera di Mart è anche l’occasione per ripetere quali sono le indicazioni per affrontare la fase 2. «Non è più necessario l’isolamento - ricorda - ma servono attenzione e buon senso. Nei luoghi chiusi bisogna indossare la mascherina, per tutelare se stessi e gli altri, e così all’aperto dove ci sono molte persone e non sempre è possibile mantenere la distanza di sicurezza. La mascherina serve da barriera e deve coprire bocca e naso. Bisogna toccarla il meno possibile e una volta usata gettarla nell’indifferenziato chiusa in due buste sigillate. Un semplice gesto, indossare la mascherina, può salvare molte vite e permettere a tutti di tornare alla normalità». Magari sorridendo sotto la protezione proprio come il volto della bambina di Modigliani ritoccato da Mart.
Un modo, nonostante le difficoltà, di tornare a vivere una quotidianità più vicina a quella che ricordavamo. In questi due mesi di episodi simili a questo ce ne sono stati diversi che abbiamo raccontato, modi in cui l’arte ha provato a esorcizzare questo periodo. A cominciare dalla mascherina disegnata sempre sul volto di un altro bambino, quello protagonista dell’installazione in via Carlo Bini a pochi passi dall’ingresso della scuola elementare. Oppure quella sistemata sulla faccia del monumento al pensatore, sul lungomare di Ardenza, davanti alla baracchina rossa. O ancora il medico ritratto tra i supereroi. È il manifesto anonimo comparso in via della Maddalena e fotografato dal nostro Dario Marzi. Nell’immagine si riconosce tra la maschera di Capitan America e quella di Batman un operatore sanitario con il camice verde e una mascherina.
Si tratta di uno dei tanti gesti di riconoscenza nei confronti di una categoria di professionisti - i medici e gli infermieri - che sta lavorando in una specie di fronte di guerra per cercare di fermare o almeno tamponare questa emergenza sanitaria. Insomma, i muri molto spesso ci parlano, come scriveva Zeb, indimenticato paroliere. E spesso andrebbero ascoltati, magari indossando la mascherina senza smettere di sorridere, come la bambina di Modì.
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