Il Tirreno

Livorno

Condannati i tre banditi che fallirono la rapina alla banca di Vicarello

Pietro Barghigiani
Il colonnello Massimiliano Sole con il maggiore Michele Morelli, a capo del Nucleo investigativo del comando provinciale, mentre mostra la finta arma in uso ai banditi (foto Repetti/Pentafoto)
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Il colonnello Massimiliano Sole con il maggiore Michele Morelli, a capo del Nucleo investigativo del comando provinciale, mentre mostra la finta arma in uso ai banditi (foto Repetti/Pentafoto)

Livorno: sono Maurizio Pozzati, Vittorio De Vincenti ed Emanuele Filorano. Uno di loro si vantava di aver conosciuto Vallanzasca e Felice Maniero in carcere

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LIVORNO. Le mosse di una rapina architettata, ma mai consumata, restano impresse con dialoghi e ambizioni violente nelle intercettazioni dei carabinieri. Quanto basta per arrestare i tre aspiranti banditi e condannarli giovedì 14 maggio in abbreviato davanti al giudice dell’udienza preliminare Antonio Del Forno.

Con l’accusa di tentata rapinata aggravata, ricettazione e detenzione illegale di armi Maurizio Pozzati, 67 anni, residente a Pisa, ha preso quattro anni e mezzo; stessa pena per Vittorio De Vincenzi, 37 anni, di Lavagna (Genova); Emanuele Filoramo, 67enne, residente a Pisa, tre anni e nove mesi. Pozzati era difeso dall’avvocata Maria Concetta Gugliotta che ha sollevato un’eccezione di costituzionalità perché il Gps sulle auto non era stato autorizzato dal pm e Filoramo da Tommaso Azzaro.

Furono arrestati dai carabinieri del Nucleo investigativo di Livorno, Michele Morelli, a Pisa al ritorno dalla mancata rapina alla filiale Bpm di Vicarello. Sono in carcere dal giorno delle manette scattate in via Paolo VI, a Cisanello. Ecco un stralcio eloquente di un’intercettazione: «Allora, io sto dietro alle casse, te vai nell’ufficio del direttore per sbloccare il bancomat e tu stai coi clienti». Il loro obiettivo era rapinare la filiale di Vicarello del Banco Bpm. E se non fosse stato per la prontezza dei carabinieri, che li stavano intercettando dopo che nelle settimane precedenti avevano notato l’auto con una targa sospetta intestata a uno di loro, forse ci sarebbero riusciti. «Che ricordi in carcere con Renatino Vallanzasca e Felice Maniero...», dicevano mentre i militari li intercettavano e agivano. Prima di finire in manette. —
 

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