Gioco
Sulla linea tre scoppia la lite Nervi tesi per una mascherina
Diverbio acceso sull’autobus tra un uomo e una donna «Ho un’amica morta col virus, indossa bene le protezioni» Interviene la conducente
LIVORNO
C’è tensione sugli autobus. Perché anche se i numeri – a livello locale e nazionale – dicono che il peggio è passato, la psicosi coronavirus è ancora viva. E tra i seggiolini dei mezzi pubblici capita di assistere a scene di nervosismo. In un lunedì mattina all’apparenza tranquillo, basta una scintilla per far scoppiare il caos. Accade sulla linea 3. Un uomo sale sull’autobus con la mascherina soltanto parzialmente alzata sulla bocca e sul naso. E una donna lo riprende subito. Nasce una discussione.
«Lei lo sa che una mia amica ci ha rimesso la vita con il virus?», dice la donna all’altro passeggero. Lui borbotta qualcosa, lei insiste. «Indossi la mascherina correttamente, segua la regole. Non faccia come le pare. Non ci si comporta così, non è rispettoso per gli altri». È il momento di intervenire. E Katty Inzinna, autista della Ctt Nord, prende in mano la situazione. In pochi secondi il battibecco si risolve.
«Però così è veramente difficile lavorare – dice la conducente –, a volte la gente non collabora, non ci ascolta, non rispetta le regole». Katty è stanca. Mentre aspetta di ripartire si appoggia sul volante del bus. Un attimo di riposo in una mattina difficile. Come tutte, ultimamente. «Nessuno indossa i guanti – aggiunge –, che sarebbero una delle protezioni più importanti da utilizzare quando si sale sui mezzi pubblici». Il problema sostanziale è uno: mancano i controlli sugli autobus.
«Servirebbero dipendenti Ctt sui bus che facciano rispettare le regole, che indichino alle persone i posti in cui devono sedersi. Noi da soli non possiamo farcela», dice ancora l’autista. Ieri mattina, in piazza Cavour, le forze dell’ordine hanno controllato a terra le persone in discesa e in salita dai pullman. Perché per spostarsi sui mezzi pubblici c’è bisogno di un motivo serio: non si può ancora prendere l’autobus per andare a fare due passi in centro. Dentro ai pullman, però, ci sono solo gli autisti a far rispettare le regole. Ci vorrebbero mille occhi. Ma anche loro, come tutti, ne hanno soltanto due. E devono utilizzarli soprattutto per guidare. Che resta la cosa più importante.
«Sono giorni molto impegnativi – continua Katty Inzinna –, perché la gente ora ha voglia di uscire, di muoversi, e capita di sottovalutare il virus, di ritenerlo una cosa superata. E quindi si sale in autobus con la mascherina abbassata, magari sedendosi nei posti in cui è vietato farlo. La nostra – conclude – è una battaglia quotidiana». —
T.S.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
