Italia
Reti fantasma abbandonate sul fondale di Calafuria, ora tocca alla Capitaneria - Video
Dopo la scoperta di 300 metri di tramagli sopra la grotta del grongo è scattata la segnalazione di Archeosub per avviare il recupero
LIVORNO. L’iter per la rimozione delle rete fantasma, lunga trecento metri, e ritrovata sul fondale del miglio magico di Calafuria, è ora nelle mani della Capitaneria di porto. Lunedì 11 maggio infatti è partita prima una telefonata alla guardia costiera da parte dei vertici dell’associazione Archeosub che ha scoperto i tramagli abbandonati sulla grotta del grongo a una quindicina di metri di profondità, a cui ha fatto seguito una mail nella quale è stata denunciata la situazione e i rischi collegati all’ambiente marino. Adesso – come accaduto in passato – toccherà per competenza alla Capitaneria allertare il gruppo specializzato dei sommozzatori che ha sede a La Spezia per calendarizzare l’intervento di pulizia del fondale. Una lotta contro il tempo visto che il rischio di un danno ambientale importante cresce di giorno in giorno.
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Come spiegava al Tirreno Isabella Buttino, presidente dell’associazione costiera Calafuria, biologa marina e ricercatrice dell’Ispra, il rischio è che la rete soffochi tutti gli organismi che si trovano nella zona oltre a uccidere inutilmente decine di pesci che possono restare intrappolati nelle maglie. «Intorno alla rete – spiegava Buttino – si crea una zona morta. Quelle maglie, posandosi sul coralligeno, il complesso di organismi animali e vegetali che crescono sulle pareti di Calafuria, soffocano tutto quanto. Come? Pensate a un velo che impedisce agli organismi di nutrirsi. Inoltre, sopra a questo velo, si formano nuovi strati che uccidono il coralligeno preesistenti. Il problema è che si tratta di meccanismi molto veloci che impiegano anche poche settimane per diventare irreversibili».
La scoperta della rete fantasma è stata fatta mercoledì scorso da un gruppo di subacquei che dopo due mesi di lockdown dovuto all’emergenza coronavirus avevano organizzato una prima immersione per ammirare i nostri abissi. «Quando siamo scesi abbiamo visto la rete – racconta Letizia Marini, dell’associazione Archeosub labronica – ma a poca distanza c’erano delle boe di segnalazione e abbiamo pensato che le due cose fossero collegate. Al contrario, due giorni dopo, le boe erano scomparse, ma la rete, purtroppo, era nella stessa posizione». Molto probabilmente è stata trascinata da una delle ultime mareggiate. «Per toglierla – va avanti – servono degli specialisti. Ecco perché abbiamo fatto la segnalazione alla Capitaneria di porto per la rimozione».
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