Il Tirreno

Livorno

Su 535 persone infette in provincia ben 116 sono operatori sanitari

Daniela Boem ; Segreteria Fials

Il Fials: «Mascherine inadeguate e termoscanner mai arrivati così nei reparti non Covid il personale rischia più di tutti» 

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l’intervento

Daniela Boem

I dati tranquillizzanti sulla diffusione del contagio nella provincia livornese con una percentuale di casi Covid 19 tra le più basse in Toscana, mettono in evidenza ciò che come Fials avevamo da tempo denunciato in termini di inadeguatezza delle condizioni di sicurezza lavorativa. Se analizziamo i contagi registrati in provincia di Livorno pari a 535 e li confrontiamo con il numero dei dipendenti ex Asl 6 contagiati pari a 116 (dati Asl del 4 maggio), è evidente che si tratta di una percentuale elevata.

Quello che si evidenzia è che la maggioranza dei dipendenti contagiati non lavora nelle aree di emergenza Covid ma nelle realtà dove si ricoverano i casi sospetti Covid e non Covid, negli ambulatori e nelle attività territoriali.

Questo è la dimostrazione che esistono situazioni di criticità evidenziate dal Fials ma rimaste senza risposte dall’Asl.

1° criticità: i dispositivi di protezione. Le mascherine chirurgiche hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contagi l’ambiente, quindi solo i facciali filtranti Ffp2 e Ffp3 possono proteggere il personale sanitario dalla trasmissione di infezioni da goccioline o aerosol, ma questi dispositivi di sicurezza non sono forniti in numero sufficiente. Inoltre il Ministero della Salute ha indicato chiaramente che le mascherine chirurgiche devono aderire al viso e coprire dal naso al mento mentre le mascherine Toscana1 fornite anche al personale sanitario sono rettangoli di tessuto non tessuto e non corrispondono a questa esigenza.

2° criticità: la igienizzazione degli ambienti. Non abbiamo riscontro dell’applicazione dell’Ordinanza della Regione n.1 del 20 febbraio che dispone di incrementare la frequenza delle pulizie. Inoltre la carenza di spogliatoi impone al personale di concentrarsi in poco spazio. Il Fials aveva chiesto di riconoscere come orario di lavoro il maggior tempo necessario al personale per cambiarsi mantenendo il distanziamento minimo, ancora non abbiamo ricevuto risposta.

3° criticità: la riapertura di tutte le attività ambulatoriali e chirurgiche. La Regione ha autorizzato dal 4 maggio tutte le aziende sanitarie a riprogrammare la ripresa delle attività in modo progressivo e in sicurezza. È passata una settimana e non abbiamo ancora ricevuto informazioni sull’attuazione di questa fase molto delicata che comporterà un notevole incremento di flusso di utenza. Certo è che molti punti di accoglienza dentro gli ospedali e sui distretti sono ad esempio ancora privi di protezione per il personale. È singolare sia pretesa la separazione in plexiglass nei tavolini di un ristorante e analoga precauzione non sia adottata all’interno dei servizi dell’Usl.

4° criticità: i checkpoint che restano in funzione come filtro mentre il personale che vi opera continua a lavorare in condizioni di scarsa sicurezza, dove continuano a mancare i termoscanner per misurare la febbre a distanza, dove i gel igienizzanti sono così fluidi da bagnare per terra per cui bisogna sorreggere gli utenti per evitare che scivolino.



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