Il Tirreno

Livorno

«Stavo riaprendo dopo due mesi di inferno». Ladri devastano il bar: famiglia in ginocchio

Stefano Taglione
Il cambiamonete distrutto (foto Dario Marzi)
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Il cambiamonete distrutto (foto Dario Marzi)

Livorno: via il fondo cassa, smurato un cambiamonete e rotti i videopoker: «Rubata pure la bici da tremila euro di mio nipote» - Le foto

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LIVORNO. «Stavo per riaprire il bar dopo due mesi di inferno. Ho chiuso il 12 marzo, dopo il decreto del Consiglio di ministri. Volevo dare un servizio al mio rione per far sì che i miei clienti potessero venire a prendere il caffè o un gelato. Mi stavo organizzando per le consegne a domicilio. Ma ora mi ritrovo il locale devastato e non so più cosa fare».

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A parlare è Manuela Vincenti, la proprietaria del bar “I tre moschettieri” di via Giotto, accanto alla Conad della Leccia. Nella notte fra giovedì 7 e venerdì 8 maggio i ladri hanno letteralmente devastato il suo locale, provocandogli danni per migliaia di euro. Il cambiamonete distrutto e smurato ne è l’immagine simbolo. I malviventi lo hanno staccato dalla parete e sventrato. Ma era vuoto. Così come le macchinette dei videopoker – noleggiate da una società terza – all’interno delle quali non c’era più neanche un centesimo. «Cosa pensavano di trovare? – si sfoga la titolare – Siamo chiusi da due mesi, c’è solo miseria...».

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Qualcosa, purtroppo, sono però riusciti a rubare. Innanzitutto una bicicletta da tremila euro del nipote di Vincenti, che era stata parcheggiata proprio all’interno del fondo. Poi 400 euro di fondo cassa, «che avevo rimesso il giorno prima per fare i resti in previsione della riapertura per l’asporto», confida l’imprenditrice. Ma il grosso restano i danni: «Hanno rotto di netto la porta sul retro – racconta – e rotto tutte le telecamere che avevo fatto installare. Mi avevano consigliato di difendermi dai ladri in questo modo e in effetti per tre anni non avevo più subito furti. Ora sono tornati...».

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Un solo impianto di videosorveglianza è sopravvissuto all’assalto. Le immagini sarebbero un po’ sgranate, ma nelle prossime ore gli inquirenti cercheranno di ricavare alcuni frame utili per il loro lavoro. «Si vede che arrivano e oscurano tutto – spiega Vincenti – poi il buio. Erano preparati, sapevano dove andare a colpire. Io ero passato dal bar ieri (giovedì per chi legge ndr) ma ero ancora chiusa, mi stavo organizzando per iniziare il servizio da asporto. Ora siamo in ginocchio».

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Ad accorgersi della porta aperta sul retro del bar è stato un negoziante vicino di attività di Manuela. È lui che l’ha svegliata alle prime luci dell’alba. «Sono entrata dentro – racconta la donna – e ho visto la devastazione. Incredibile. Hanno tagliato i fili delle telecamere e se avessi lasciato accesi i condizionatori avrebbero perfino rischiato di rimanere folgorati, così mi ha detto il mio elettricista. Quanti erano? Non lo so, sicuramente più di uno con un “palo” rimasto fuori a controllare. Almeno la porta, grazie a un fabbro, la riesco a riparare».

Sul posto, dopo l’allarme al 113, è immediatamente intervenuto un equipaggio della Squadra volante dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato, guidato dal commissario capo Claudio Cappelli, che ha acquisito le immagini delle telecamere, parlato con l’imprenditrice ed effettuato un sopralluogo all’interno del bar.

Sul caso sta indagando la Squadra mobile della questura, diretta dalla vicequestore aggiunto Valentina Crispi, che avrà il compito anche attraverso i filmati di altri circuiti di videosorveglianza di dare un nome e un volto ai malviventi.

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di Redazione web