Gioco
«Tratti di pavè, aiuole e limite a 30 all’ora così il lungomare assomiglierà a Bruxelles»
la proposta
Giulio Corsi
«A Bruxelles dall'inizio di quest’anno è stata dichiarata la Zona 30 in tutta la città, con aree a prevalenza pedonale ovunque. È quello che avrei voluto fare io nel pentagono del Buontalenti. Credo che Livorno possa ancora attuarlo, anche sul lungomare».
Giovanni Gordiani è stato assessore al traffico della giunta Nogarin per due anni, prima di dimettersi in disaccordo con l’amministrazione 5 Stelle che guidava la città. Vive tra la Doganaccia, sull’Appennino pistoiese, e Bruxelles, dove è stato legal advisor alla Commissione Europea e adesso è docente all’EurEthics Etsia. «Da casa mia, nelle giornate di sole, si vede Livorno, ora senza inquinamento la visibilità è ancora più nitida. Un pezzo del mio cuore è rimasto da voi», confessa.
Una delle sue prime idee fu la chiusura al traffico della via Grande, poi smentita da Nogarin. Ma anche sul lungomare aveva idee rivoluzionarie.
«Ai miei tempi avevamo esaminato la chiusura del viale Italia come proposta per qualche domenica, per lanciare degli obiettivi e messaggi di mobilità sostenibile, ad esempio per la settimana europea della mobilità sostenibile ma non come intervento sistematico, anche perché ci eravamo concentrati sul centro città e sull'asse di via Grande in particolare».
E per il viale Italia il piano reale qual era?
«La mia idea era di creare sul lungomare un'area di convivenza pacifica come ne esistono ovunque nel Nord Europa, con aree a prevalenza pedonale dove l'auto non è vietata ma dove c'è una convivenza tra pedone, mobilità dolce a due ruote e auto. In alcune domeniche poteva essere previsto un rallentamento ulteriore del traffico in modo da rispettare in toto le esigenze dei pedoni e delle biciclette».
È ancora attuabile?
«Guardi, io avevo ripreso l'idea dal vecchio piano del traffico del 2000 targato Lamberti e Maltinti che prevedeva zone di convivenza pacifica tra le auto e l'utenza debole della strada: in sostanza l’accesso delle auto è permesso ma si rispettano le priorità del pedone, delle bici, dei monopattini».
Come potrebbe attuarsi una rivoluzione del genere?
«La partenza è il limite di 30 chilometri orari sul viale Italia: dallo Scoglio della Regina alla Rotonda ci arrivi in 10 minuti anche se vai a 20 all'ora. Si può fare. È quello che succede a Bruxelles».
Basta cambiare il limite e mettere dei cartelli secondo lei?
«No. Servono rallentatori naturali che possono essere anche abbellimenti estetici del viale».
Si trasformerebbe il lungomare anche dal punto di vista dell’immagine?
«A Bruxelles è così: i rallentatori sono rappresentati da restringimenti di corsia, cambi di superficie della strada, per esempio dall'asfalto al pavè che dà una sensazione di rallentamento sia visiva che fisica, e poi piccoli slalom come aiuole che abbelliscono. Tutto ciò farebbe sì che i pedoni possano camminare in sicurezza, le bici pure, e le auto rallentate non perché c'è un vigile ma una presenza sulla carreggiata». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
