Il Tirreno

Livorno

Quei neuroni che pretendono colori, voci e vita sociale

Paolo Fuligni*

L’epidemia ci ha tolto la libertà di soddisfare il bisogno di stimoli primari e il cervello si ribella. Ecco come reagiremo a questa Fase 2 e come gestirla  

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Paolo Fuligni*

“Libertà va cercando ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta” (Dante, purgatorio). Quella che oggi ci manca è una libertà assai meno elevata di quella che Dante pone in bocca a Virgilio. Non è la libertà dalla tirannia, ma solo quella di soddisfare dei bisogni radicati nella parte più antica del nostro cervello. Bisogno di stimoli primari: di colori, di luce, di suoni, di odori. Dei gelsomini fioriti, del verde dei prati, del profumo e del suono della primavera portati dal vento. Di ritrovare lo stupore della grandezza del mare, del suo respiro profondo, delle mille sfumature del suo azzurro. La libertà di immergerci nella natura e di goderne appieno con quei cinque sensi che, invadendo la nostra testa, ricreano in essa il complessivo senso del mondo circostante e, insieme, della nostra vita. È un cervello antico il nostro, vecchio quanto la nostra specie. Per un po' lo possiamo stimolare con la tv o con la playstation, ma non all'infinito. A un certo punto lui – il cervello – vuole stimoli “veri”, cioè quelli che riconosce come autentici e non generati dall'inganno di congegni elettronici. E vuole il contatto coi cervelli di altre persone, esige il faccia a faccia, diretto – senza whatsapp e senza skype – con altri esseri umani.

Raffinate strutture neurologiche, cui è stato dato il bellissimo nome di “neuroni specchio”, ci inducono il bisogno di incontrare gente, di veder facce, di chiacchierare e di ridere insieme. Le emozioni degli altri ci rendono consapevoli delle nostre e viceversa; la vita sociale, l'incontro con i nostri simili, costruiscono in noi la coscienza di essere “persone”. Rimanere a lungo confinati nello stesso ambiente genera rapidamente uno strano disagio, la percezione di una strisciante, crescente carenza di stimolazione. Monotonia, noia, talvolta insofferenza ed irritabilità immotivate, difficoltà a trovare piacere anche nella relazione con le persone care.

I bambini lo mostrano con grande chiarezza, lamentandosi e assediando gli adulti con mille uggiose richieste. Quelli più grandi cercano di arrangiarsi, inventandosi cose da fare; mai le case sono state così pulite e ordinate, mai si è trascorso così tanto tempo a cucinare. Accorgendosi però di guardare spesso l'orologio, bisognosi di recuperare il senso del tempo, smarrito tra le mura di casa, nel vuoto generato dalla mancanza delle usuali attività della vita “normale”. Il presente appare lento, statico, parente del sogno. Il futuro ancora non si riesce a vederlo.

Siamo fermi con i nostri bisogni insoddisfatti, con le nostre tante voglie, in attesa del prossimo DPCM e delle prossime regole del gioco; della ripresa del lavoro come dell'estate e del mare, sperando di avere qualcosa di più del troppo poco che abbiamo oggi. Ci dovremo fatalmente confrontare con questo nostro primitivo encefalo che vuole tutto e subito. Dovremo imparare a ragionare molto sui nostri impulsi e non sarà per niente facile conservare consapevolezza del pericolo e prudenza. Dentro di noi sentiamo giusti e forti i nostri bisogni e questo ci induce la certezza del diritto di soddisfarli, una legittima ambizione alla normalità. Ma l'epidemia non si attiene alla nostra logica né ai nostri diritti e il futuro ce lo dobbiamo costruire giorno per giorno, un pezzetto alla volta. Nella nostra mente non c'è memoria di una simile condizione, non abbiamo esperienze cui far riferimento. Ci troveremo quindi ad affidarci soprattutto alla parte più moderna del cervello, quella razionale, pensando momento per momento a quello che stiamo per fare, valutando i rischi e tenendo a mente le regole. La nostra intelligenza affronta una nuova sfida. È tempo di mettere in discussione le nostre certezze, di cambiare le abitudini più “normali”, di impegnarci per sviluppare progressivamente un vasto corredo di comportamenti del tutto inediti, un nuovo grande e complesso apprendimento: coabitare col virus. —

*(psicoterapeuta)

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