Gioco
Ansia, solitudine, nostalgia della routine Sos psicologi per i livornesi in crisi
Il servizio del Comune contattato soprattutto da anziani e famiglie con disabili ma anche da adulti stressati dalla quarantena
LIVORNO
«Sono a casa da sola, mi sveglio con l’angoscia e non ho più neanche voglia di alzarmi. Non non ho voglia di andare a fare la spesa e non mangio quasi nemmeno più... Non so nemmeno come ho trovato la forza di chiamarvi, mia nipote aveva letto di questo servizio»... La signora al telefono che un po’ parla eun po’ piange ha 79 anni, una dei tanti anziani che l’emergenza covid e la quarantena hanno sbalzato fuori dalla routine creando loro una serie di disagi psicologici, «e io guardi sono una persona allegra». La signora resterà un po’ al telefono con la dottoressa che le ha risposto al numero del servizio di supporto psicologico meso a disposizione dal Comune (attivo tutti i giorni dal lunedì alla domenica la mattina dalle 10 alle 12 e martedì e giovedì anche dalle 15 alle 17, il numero è 0586-824124). La psicologa ascolta il racconto di giornate improvvisamente vuote, niente passeggiata sul mare con le amiche, niente partita a carte al circolo, i figli lontani che neanche ora potrebbero venirla a trovare, il marito morto due anni fa. I consigli sono empatici ma anche tecnici, si concentri sul respirro, eviti assolutamente di restare a letto, cerchi di impegnarsi in qualcosa anche se lì per lì non le va, si goda la luce maturale, si concentri sul presente.A rispondere a questo “telefono amico” sono una trentina di professioniste e professionisti. Nel primo mese di telefonate ne sono arrivate parecchie.
«Il servizio – spiega l’assessore al Sociale Andrea Raspanti – vuole essere un supporto per coloro che stanno affrontando con maggior difficoltà questo drammatico frangente. Penso a chi ha i propri cari malati a causa del Covid e non può esser loro vicino, a chi è costretto in isolamento o in quarantena tra molti dubbi e paure, a chi ha subito lutti, ma anche a chi è solo, o in difficoltà nella gestione dei figli, dei genitori anziani, di un familiare disabile e più in generale, a chi è preoccupato per un futuro che si annuncia molto incerto. E anche un modo, per il Comune, di approfondire la sua conoscenza dei bisogni delle persone».
«Nel mio caso, la persona con cui ho parlato era sola, confusa e con poca capacità positiva di gestire lo stress. Io l’ho ascoltata e cercato di aiutarla a individuare come la sua preoccupazione poteva essere contenuta con le “risorse” a disposizione» racconta una delle psicologhe volontarie.
«Essere anziani, vivere da soli e affrontare il covid-19 non è semplice. Tutte le routine che erano la vita cambiano e l’adattamento diventa più complesso. Normalizzare la difficoltà di questo momento è il primo step per far sentire la persona a suo agio, non c’è nulla di sbagliato nel sentire qualcosa che non va – spiega un’altra professionista che ha offerto la sua dispoinibilità al servizio del Comune - Bisogna dare alla persona uno spazio in cui nessuno giudica come si sente e nessuno le dice “dai su alla fine va tutto bene” perché quello che sente ha un enorme valore ed è unico. Ho consigliato alle persone con cui ho parlato di cercare per quanto possibile di concentrarsi sul “momento” per evitare di perdersi nei pensieri su passato e i futuro, con una tecnica semplice che tutti possono fare, ovvero prestare attenzione al respiro, l'unica cosa che è nel momento presente».
Una cinquantenne invece chiama per avere consigli su come gestire un genitore di 90 anni in condizione di affaticamento cognitivo e depresso. «Questa signora era in evidente stato di ansia in quanto non era convinta di comportarsi nel modo giusto, quindi il nostro scambio è stato di grande aiuto ai fini di una evidente rassicurazione». In un altra telefonata una mamma di tre bambini in carico ai Servizi Sociali del Comune, era agitatissima, si sentiva sola, angosciata dalla responsabilità di genitore. Anche in questo caso l’aiuto è stato prezioso, l’ansia è stata “contenuta”.
Ma cosa succede se lo psicologo di turno si rende conto che la situazione è particolarmente impegnativa? «Questo è un servizio di prossimità e sostegno, non è un servizio di psicoterapia - tiene a precisare Raspanti - .Nei casi più delicati, le persone saranno poi orientate ai servizi territoriali». —
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