Il Tirreno

Livorno

Ospedale, appello di quasi 200 medici: mascherine per noi e per i ricoverati

Laboratorio analisi: le provette con i tamponi
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Laboratorio analisi: le provette con i tamponi

La richiesta inviata ai vertici della sanità regionale e dell'Asl: riguarda tanto i settori Covid come pure quelli non-Covid

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LIVORNO. A tutto il personale sanitario, tanto delle aree Covid come di quelle non-Covid, devono essere garantiti adeguati dispostivi protettivi, a partire dalle mascherine Ffp2. E’ quanto mettono nero su bianco 190 medici dell’ospedale di Livorno in una lettera che è stata inviata tra gli altri all'assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi e ai vertici dell’ospedale e della maxi-Asl Toscana Nord Ovest. Obiettivo: in vista della fase 2 e del ritorno alla normalità anche in ambito ospedaliero, come poter prevenire contagi che pure all'interno dell'ospedale di Livorno si sono verificati tra pazienti e personale sanitario.

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"Fornire al personale i Dpi più adeguati e di sicura efficacia protettiva eviterà di incorrere in ulteriori inaccettabili errori di gestione dell'emergenza in atto e della successiva fase di convivenza con il virus", viene sottolineato nel documento che non risparmia critiche anche alle linee guida sull'uso dei dispositivi di protezione individuale (Dpi) avanzate in un primo momento dall'Iss.

Dai medici arrivano alcune "riflessioni" per avviare un confronto anche nelle scelte logistiche per l'ospedale livornese: le decisioni adottate dalla direzione di ospedale e Asl vengono giudicate "in parte discutibili". Tra le ipotesi avanzate, vi è quella di assicurare ogni qualvolta sia possibile mascherine chirurgiche ai pazienti di tutti i reparti, visto che non si può escludere che anche nelle aree non-Covid vi possano essere ricoverati infetti non intercettati al triage sia perché il virus ha una incubazione di 14 giorni sia perché il tampone non è del tutto infallibile. A scopo di prevenzione, viene anche chiesto un programma di screening per il personale sanitario, da sottoporre tanto a tampone che a test sierologico. L’intenzione – viene ribadito - è quella sì di tutelare i medici ma anche i malati che hanno accesso all’ospedale.

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