Il Tirreno

Livorno

Lunedì protesta con “passeggiata” e chiavi dei negozi restituite in Comune

Lucia Aterini
Lunedì protesta con “passeggiata” e chiavi dei negozi restituite in Comune

In centro commercianti, professionisti ma anche dipendenti che chiedono di riaprire le attività ma anche di avere soldi

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LIVORNO

Sarà una mattinata “articolata” quella di lunedì con una protesta fatta di passeggiate e aperture simboliche di negozi che devono stare ancora chiusi. Due sono le manifestazioni che si intrecceranno in centro con una partecipazione stimata di alcune centinaia di imprenditori, tra commercianti, parrucchieri ed estetiste, ma ci saranno anche i lavoratori dipendenti. Da una parte il popolo delle partite Iva che ha aderito all’iniziativa del movimento nazionale “Agiamo adesso” che si richiama ai Gilet gialli francesi e si unisce sotto lo slogan “Noi siamo il popolo” (ma che è all’opposto dell’omonimo movimento populista della destra tedesco). Il loro programma è quello di partire da piazza della Repubblica alla 10,30 e poi riportare le chiavi delle loro attività in Comune. Dall’altra parte della protesta ci sono i commercianti che, in collaborazione con Confcommercio, hanno deciso un’apertura simbolica sempre lunedì mattina.

Le loro richieste sono sia quella di riaprire ma anche quella di poter accedere a risorse economiche il prima possibile perché sono stremati economicamente.

Alle 10,30 ci sarà dunque l’apertura simbolica da parte dei negozi. Una manifestazione, già organizzata anche in altre città con migliaia di adesioni in tutta la Toscana. Tra l’altro l’invito è stato rivolto a tutti i negozianti della provincia e quelli che aderiranno, sono circa tremila su base provinciale, tireranno sù le saracinesche e accenderanno le luci. Sulle loro vetrine verranno esposti cartelli con alcuni slogan come per esempio “Quando e come riapriremo?”. Saranno come tanti piccoli fari a richiamare l’attenzione sulla insostenibilità di un così lungo periodo di chiusura in una regione che, in quanto a contagi, ha avuto un andamento molto meno negativo rispetto al Nord Italia.

Alle 10,30 è stato fissato anche il ritrovo in piazza della Repubblica con chi ha aderito all’area “Agiamo adesso” a cui hanno aderito varie associazioni tra cui Apit Toscana (Associazioni partite Iva toscane).

L’idea è questa: ognuno protesta come vuole ma sempre in maniera pacifica, non violenta e senza creare assembramenti. Si può pensare che la forma scelta sia in generale quella di camminare , con distanziamenti e con l’autocertificazione, con un cartello di protesta, con una P (che sta per Popolo ed è il simbolo del movimento) sulle magliette e sulle mascherine. Dalla piazza, prendendo anche strade diverse (cioè non dovrebbe essere un corteo), i partecipanti si incammineranno verso il municipio dove poi raccoglieranno le chiavi in una cesta e le riconsegneranno all’amministrazione comunale.

La mancata riapertura che i commercianti e gli artigiani si aspettavano già dai prossimi giorni va a braccetto con la mancanza di liquidità che è esplosa con l’emergenza Covid ma che caratterizzava già i bilanci delle micro e piccole imprese. Dice Vanessa Mori, coordinatrice del gruppo partite Iva di Livorno: «Per avere un’apertura vera ci vogliono i soldi: per tirare sù la saracinesca un’attività a maggio deve pagare come minimo due bollette della luce e due mensilità di affitto, vale a dire dalle tremila alle quattromila euro. E poi bisogna fare gli ordini per ripartire. Ci vogliono risorse vere, l’ampliamento del suolo pubblico gratuito per avere più spazio per bar e ristoranti non risolve, così come fanno poco l’asporto e le consegne ».

Lunedì mattina, in piazza e in centro, ci saranno anche i lavoratori dipendenti . In provincia di Livorno, su 30mila richieste dell’aiuto da 600 euro, 10mila sono ancora da definire (cioè da pagare) da parte dell’Inps, duemila circa sono le aziende che hanno richiesto la cassa integrazione per Covid (ordinaria e in deroga). Ma ancora l’Inps nella maggior parte dei casi non ha pagato i lavoratori. «Purtroppo – spiega il segretario della Camera del lavoro di Livorno, Fabrizio Zannotti – noi abbiamo già avuto esperienza di questi ritardi nel 2014 e nel 2015 essendo in un’area a crisi complessa. I lavoratori hanno ricevuto la cassa integrazione anche dopo due mesi. E’ vero che sono stati firmati accordi con le banche in modo tale da avere l’anticipo dei corrispettivi ma non sempre è stato facile per i lavoratori avere questi soldi perché comunque è necessario avere i documenti e l’approvazione della richiesta della cassa integrazione». Per questo, va avanti Zannotti, «a maggio si rischiano tensioni sociali e come Cgil invitiamo chi si trova in difficoltà a contattare i nostri uffici». —



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