Il Tirreno

Livorno

Bellandi (nidil) 

Dalla parte dei precari (soprattutto i più fragili)

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È un Primo Maggio «duro per tanti lavoratori ai quali l’emergenza ha strappato la sola fonte di reddito» alle prese con «difficoltà economiche drammatiche» oltre alla «paura quotidiana della malattia». A dirlo è Filippo Bellandi, leader dei Nidil-Cgil, segnalando che «a pagare un prezzo altissimo sono i lavoratori precari e tra questi quelli più deboli». In particolare: i lavoratori somministrati a giornata del porto («non fanno turni, restano senza reddito e senza ammortizzatori o contributi»), le educatrici precarie delle scuole comunali per l’infanzia («non è stato rinnovato il contratto e nella migliore delle ipotesi accederanno alla disoccupazione»), i lavoratori sportivi nelle palestre e nelle piscine («se tutto va bene, riceveranno un contributo di 600 euro a maggio dopo essere fermi da 2 mesi»), i lavoratori occasionali e quelli a chiamata che lavoravano nei corner pubblicitari dei centri commerciali e nei mille ristoranti della città (per loro il “Cura Italia” «non ha previsto nessuna forma di sostegno al reddito»).

Nidil-Cgil Livorno chiede che «questo Primo Maggio sia dedicato a loro e che sia l’occasione per aprire una riflessione affinché tutte le istituzioni (dal governo nazionale all’Authority e al Comune di Livorno) riflettano su «quanto - in tempi straordinari - di straordinario può essere fatto per non lasciare da soli questi lavoratori e queste lavoratrici». —



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