Gioco
«Senza sostegno e con i conti in rosso» Così la chiusura leva il fiato alle palestre
I titolari dei centri fitness della città raccontano il loro disagio: da inizio marzo crollo degli incassi fino a 150mila euro
Tommaso Silvi / LIVORNO
Ogni mese perdono decine di migliaia di euro. C’è chi da inizio marzo ne ha “bruciati” quasi 200mila. Non sanno quando potranno tornare a lavorare e si sentono abbandonati dalle istituzioni. L’emergenza Covid-19 ha dato un colpo durissimo all’economia nazionale. Ma quello assestato ai centri fitness rischia di essere letale. «Non incassiamo un euro da mesi, abbiamo affitti e utenze da pagare. Non abbiamo ricevuto alcun aiuto e nessuno, ancora oggi, è in grado di dirci quando potremo riaprire e in che modo dovremo farlo. Se lo Stato non ci dà sostegno economico, almeno ci dia una data. Almeno ci garantisca chiarezza sul nostro futuro». Il grido è unanime. E arriva dai titolari dalle palestre della città.
CONTI IN ROSSO
«La mia palestra è chiusa dal 9 marzo. Da quel giorno non ho più visto un euro. Perdo 12mila euro al mese, e se riaprirò a inizio giugno avrò un mancato incasso complessivo di 36mila euro. Ma le spese rimangono, in qualche modo devo vivere. Così è durissima». A parlare è Massimo Melis, titolare dell’omonima palestra in via dei Pelaghi, con 200 clienti affiliati. «Si dice che dopo l’emergenza il 30% delle palestre in Italia chiuderà i battenti, ma io credo che la percentuale salirà fino al 40-45%». Il discorso è semplice. I centri fitness non possono riaprire, e non possono neppure dare un servizio diverso dal solito. Qui non c’è l’asporto – come nei ristoranti –, e quindi non c’è neppure una piccola possibilità di “tappare” le perdite economiche. «Da inizio marzo – dice Paolo Orsini, titolare della Salus Company, in via Del Vigna – ho perso più di 150mila euro. Abbiamo circa duemila clienti e non possiamo lavorare. Non siamo mai stati rammentati dal governo, i finanziamenti ventilati nei giorni scorsi sono vincolati da requisiti stringenti, sono difficili da ottenere. Chi ha davvero bisogno si ritrova da solo e senza soldi. Questa è la verità». E il futuro è tinto di nero, come racconta Lorenzo Duranti, titolare della Fitness Livorno, società che comprende due palestre, la Eos, a Stagno, e la Holimpo, a Livorno, in via Giovanni March. «E quando riapriremo? Cosa faremo? Diremo alla gente di entrare in sala pesi a turno? Accoglieremo solo una parte di clienti, lasciando gli altri fuori in attesa? Qualcuno ci dica cosa dobbiamo fare. Io intanto pago 7mila euro di affitto per i locali ogni mese, e questa è una tremenda certezza».
abbonamentI E CORSI SUI SOCIAL
Fidelizzare i clienti. Farli sentire importanti, nonostante l’impossibilità di accoglierli in palestra. È questa la missione principale, in questo momento, dei titolari dei centri fitness. «Abbiamo sospeso la validità degli abbonamenti. Stiamo organizzando alcuni corsi sui social a pagamento. L’incasso sarà minimo, ma abbiamo ugualmente deciso di devolvere il 5% in beneficienza, per la lotta al virus», dice ancora Duranti. Fin da subito dopo la chiusura di marzo, le palestre hanno coinvolto gli istruttori per corsi gratuiti sui social. Un modo per rimanere in contatto con i clienti. Ma con un altro mese di stop all’orizzonte, le lezioni sul web potrebbero diventare a pagamento. «Ci stiamo organizzando per istituire alcuni pacchetti a pagamento di lezioni online - spiega Orsini -, oltre a quelle gratuite. Quando potremo riaprire, se sarà possibile ospitare solo un determinato numero di clienti, potremmo fare lezioni miste. Alcuni da casa, altri in palestra».
LA RICHIESTA
Ma cosa chiedono i titolari di palestre per non affogare nella crisi? Liquidità. Anche loro, come i commercianti. «Servono capitali a fondo perduto», taglia corto Lorenzo Duranti. «A gennaio ho investito 8mila euro in attrezzature - racconta Massimo Melis -, e ora devo pagare tutto. Non posso tradire la fiducia dei colleghi, professionisti con cui collaboro da anni. Ma se non ci fanno lavorare, i soldi prima o poi finiranno. Fateci riaprire - conclude Melis -, dateci delle regole e le seguiremo. Ma fateci lavorare. Non ce la facciamo più». —
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