Gioco
Cent’anni fa moriva l’ingegner Badaloni, storico progettista del Mercato Centrale
L’architetto Riccardo Ciorli traccia il profilo del professionista livornese attraverso un viaggio nelle sue opere principali
LIVORNO. I suoi progetti, come il grandioso Mercato delle vettovaglie o l’elegante (e purtroppo desolato) Stabilimento delle Acque della Salute, sono divenuti elementi architettonici indelebili ed inconfondibili del paesaggio urbano di Livorno. Stiamo parlando dell’ingegner Angiolo Badaloni, una personalità livornese di notevole rilievo nell’ambito cittadino, ma del quale però si sa tuttora abbastanza poco (in quale casa di Livorno sia nato, dove abbia studiato, etc.).
Nessuno sino ad oggi ha infatti approfondito la sua biografia e d’altronde, proprio cent’anni fa, il 27 luglio 1920, nel commentare la sua scomparsa il giornale dell’epoca lo liquida con poche righe pur evidenziando il suo “non comune valore tecnico”. Ad un secolo dalla scomparsa di Angiolo Badaloni è l’architetto Riccardo Ciorli, funzionario all’archivio di Stato di Livorno, a tracciarne un profilo attraverso le sue opere principali ed inquadrandolo nel contesto dello sviluppo urbanistico della nostra città tra la fine dell’800 ed i primi del ’900, ovvero in piena Belle Epoque, quando la nostra città, proprio grazie allo stabilimento termale delle Acque della Salute, venne denominata la “Montecatini al mare”: «Angiolo Badaloni, nato a Livorno nel 1849, – spiega Riccardo Ciorli – diviene molto presto funzionario del Comune e nel 1878 collabora alla progettazione dell’Accademia navale, ideata e costruita dal capitano del Genio navale Luigi Pestalozza. Sono gli anni che definisco come il “secondo rinascimento della città”, quando, dopo la crisi economica derivante dalla soppressione del porto franco, Livorno si avvia verso una nuova crescita urbanistica e sociale».
In quegli anni nascono il Grand Hotel Palazzo, il teatro Politeama ed anche varie piccole e grandi industrie dove spicca nel 1886 la “Metallurgica”, emanazione degli Orlando: «In quel periodo – continua – Badaloni realizza insieme all’ingegner Adriano Unis le scuole elementari Micheli, nel 1889, e le Benci, nel 1893, che secondo il Bortolotti sono i primi edifici ad essere costruiti per essere destinati sin dall’inizio a scuole».
Fra i motivi ricorrenti nell’opera di Badaloni, divenuto ingegnere capo del Comune, troviamo i finestroni ad arco che alleggeriscono le cortine murarie «mai dimenticando il classicismo delle facciate e gli interni ricchi di ornamentazioni». Motivi che osserviamo nel “Mercato delle vettovaglie” o “Mercato centrale” da lui portato a termine nel 1894 in pieno centro cittadino ed affacciato sul Fosso Reale: «Si tratta di un isolato di grandi dimensioni – sottolinea Ciorli – la cui forma e struttura portante richiamano il mercato di San Lorenzo che Giuseppe Mengoni costruisce a Firenze nel 1874». Prende così vita un gigantesco complesso mercatale che rievoca anche la cosiddetta “architettura del ferro” in cui la struttura muraria si coniuga con il metallo (ne sono esempi eclatanti anche la Porta San Marco disegnata da Carlo Reishammer ed il Teatro Goldoni progettato da Giuseppe Cappellini): «L’edificio ha una facciata larga novantacinque metri e caratterizzata da ordini di finestroni con arco a tutto sesto che garantiscono la massima luminosità, mentre l’ingresso è sottolineato da quattro colonne che sostengono una marcata trabeazione. All’interno si apre un ampio salone impreziosito da cariatidi realizzate da Lorenzo Gori. Il tutto coperto da un leggero lucernario in ferro e vetro, posto a trentacinque metri dal suolo e realizzato dalla ditta Fratelli Gambaro».
L’evoluzione artistica, oltre che tecnica, di Badaloni raggiunge il culmine con il Liberty dello Stabilimento termale delle Acque della Salute, inaugurato nel 1904, nella cui costruzione è impiegato per la prima volta a Livorno il calcestruzzo armato (metodo Hennebique), mentre è del 1907 la realizzazione, sempre su suo disegno, dell’Albergo Corallo, oltre ad occuparsi dell’ubicazione della Stazione Centrale aperta nel 1910 al termine del viale degli Acquedotti: «Al contempo – conclude Ciorli – Badaloni studia il piano urbanistico per il vicino quartiere di case popolari, oggi noto come quartiere della Stazione, quando nel 1909, ormai vicino alla pensione, si trova a sostituire nella progettazione il collega Adriano Alberto Padova». —
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