Gioco
Padiglioni-nuovo blocco, studio di 4 mesi
Nominato uno staff di 6 tecnici per valutare l’integrazione. Consulenza dell’Asl Nord Ovest all’Azienda Ospedaliera Pisana
Andrea Rocchi / LIVORNO
Nuovo ospedale, si comincia a fare sul serio. In questi giorni è stato nominato un gruppo di lavoro, guidato dall’ingegner Rinaldo Giambastiani, che dovrà occuparsi di predisporre il progetto per concepire il futuro degli Spedali Riuniti, anche alla luce dell’esperienza coronavirus. La delibera del direttore generale dell’Asl Nord Ovest Maria Letizia Casani – la n.277 del 21 aprile – delinea proprio composizione e compiti del nuovo staff affidandosi alla collaborazione dell’azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa di cui lo stesso Giambastiani è direttore dell’area tecnica. Dello staff di consulenza faranno parte anche un ingegnere civile esperto di costruzioni sanitarie, un geometra, un perito elettrotecnico, un perito meccanico ed un esperto di capitolati tecnici. La consulenza per lo studio di fattibilità e le fasi di progettazione durerà 4 mesi. L’Asl nord ovest corrisponderà all’Aop 15.000 sotto la voce “consulenze non sanitarie”.
Quale futuro per i padiglioni?
Il gruppo di lavoro di Giambastiani dovrà occuparsi, tra l’altro, della riorganizzazione dei padiglioni che non verranno demoliti, in sinergia col nuovo blocco che sarà costruito ex novo all’ex Pirelli, un edificio a forma di C dove troveranno spazio pronto soccorso, sale operatorie, terapia intensiva e subintensiva e degenze. Malattie Infettive e Nefrologia non verranno abbattute fintanto che sarà aperto il cantiere del nuovo ospedale. Successivamente quest’area sarà recuperata a verde pubblico completando un parco in parte “mangiato” dai 2 nuovi edifici che si estenderanno sulla “piastra”. Resterà in piedi l’ottavo padiglione dove oggi si trova l’area materno infantile, così come rimarranno in piedi i padiglioni costruiti prima del 1935. Sarà demolito il pronto soccorso-Utic. C’è poi da verificare se è fattibile il trasferimento delle case di cura (Pascoli e Villa Serena) nel vecchio edificio di Viale Alfieri.
Aree Covid e non Covid distinte
L’esperienza dell’epidemia ha definitivamente mandato in cantina il modello per intensità di cure. Anche perché lo stato di salute dei contagiati non è sempre lo stesso con sintomi più o meno aggressivi fra paziente e paziente. Si impone una netta distinzione fra aree di cura proprio per impedire la diffsione del contagio. I compiti di pronto soccorso e dei cosiddetti “reparti filtro” sono diventati determinanti, così come lo “sdoppiamento” delle terapie intensive. Ma soprattutto l’esperienza Covid ha insegnato che non si può - sebbene in piena emergenza epidemia - bloccare del tutto la restante attività ospedaliera. Anche alla luce di queste considerazioni il recupero dei padiglioni e la collocazione di attività e servizi sarà importantissimo. Nè si può pensare di stravolgere da subito l’attuale organizzazione ospedaliera anche perché la costruzione del nuovo ospedale è legata ad un iter con alcune variabili da pesare. Servirà una variante urbanistica, servirà l’okay della Soprintendenza per il recupero dell’ex Pirelli, si dovrà valutare la necessità di una bonifica dell’area industriale, dovrà essere predisposto un nuovo piano di mobilità. I 4-5 anni annunciati per far vedere la luce al nuovo ospedale, rischiano di essere una previsione ottimistica fra vincoli, fra tempi di progettazione e bando della gara d’appalto. —
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