Il Tirreno

Livorno

«Vi dico dov’è la polizia, andiamo in giro» Denunciata un’imprenditrice livornese

Stefano Taglione
«Vi dico dov’è la polizia, andiamo in giro» Denunciata un’imprenditrice livornese

Dopo una diretta su Facebook la guardia di finanza l’ha indagata per i reati di istigazione a disobbedire alle leggi e vilipendio

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LIVORNO

«Io vado in giro e invito la gente a uscire. Dobbiamo ribellarci a questo abuso di potere, perché questa cosa è soltanto un abuso di potere. Io continuerò a dire a tutti, quando lo so, dove sono i posti di blocco delle forze dell’ordine. Io non faccio del male alle persone, chi è che fa male alle persone è questo Stato del menga che ci ha imposto questa cosa che non è bene, è male. Perché stando tutti a casa, appena si riapre, ricircoleranno tutti i batteri e allora il nostro corpo non sarà più in grado di combattere. E allora si ammalerà davvero».

Una diretta Facebook nel pieno dell’emergenza coronavirus è costata cara a un’imprenditrice livornese di 39 anni, titolare di un’azienda agricola della zona. La donna – proprio sulla pagina Facebook della sua attività – da giorni pubblica dirette video per parlare del Covid-19 e una di queste, nelle scorse settimane, è finita sul tavolo del prefetto Gianfranco Tomao, che del caso ha immediatamente interessato i militari della guardia di finanza del comando provinciale, coordinati dal colonnello Gaetano Cutarelli.

Immediate le indagini da parte del Nucleo di polizia economico-finanziaria delle Fiamme gialle, guidato dal tenente colonnello Gabriele Baron, che d’intesa col sostituto procuratore Giuseppe Rizzo (il titolare dell’inchiesta) ha ottenuto il sequestro d’urgenza del filmato (informando gli uffici irlandesi di Facebook, che lo hanno oscurato dopo qualche giorno) e denunciato la donna per i reati di vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate (per aver offeso di Stato, con dichiarazioni come «Stato di me**a» o «Stato del menga» e per istigazione a disobbedire alle leggi. «Io, per andare al lavoro – si difende la donna – faccio tutti i giorni la strada da Tirrenia, dove abito, a Livorno. Per giorni non ho mai incontrato le pattuglie, quindi non ho mai nemmeno lontanamente indicato dove si trovasse la polizia. Solo una volta ho visto i vigili, vicino alla mia azienda agricola: stavano aspettando alcune persone che camminavano nel bosco. Respiravano all’aria aperta, non davano noia a nessuno, né erano pericolose per eventuali contagi: io non credo che abbiano commesso alcun illecito. Non stavano facendo nulla di male».

In un altro passo del filmato la donna dice «Tu Stato di me**a mi hai messo in questa condizione, mi ci devi tirà fuori. Io la penso così, poi vado a giro e dico dove stanno i posti di blocco».

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Livorno, Mario Profeta, nel decreto di sequestro delle immagini ha evidenziato che «la condotta di chi inciti a disattendere le prescrizioni dell’autorità pubblica non può essere confinata nell’ambito delle opinioni personali e della libera manifestazione del pensiero. Si tratta di condotte che possono indirettamente agevolare la diffusione del contagio, laddove siano accolte e seguite da persone già contagiate o inconsapevolmente tali e altresì da parte di persone ancora sane, ma suscettibili di esporsi inconsapevolmente al rischio di contagio». —

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