Il Tirreno

Livorno


Addio ad Amerigo Danti, fu leader degli imprenditori livornesi

Giorgio Billeri
Addio ad Amerigo Danti, fu leader degli imprenditori livornesi

Si è spento giovedì 23 aprile a 85 anni. Dalle Officine Botteghi ai 12 anni alla guida della Confindustria livornese. Uomo di visione e di mediazione, grande appassionato del tennis e della vita

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LIVORNO. L’imprenditore, l’uomo, lo sportivo. Il padre, il marito. Amerigo Danti, scomparso  fiovedì 23 aprile a 85 anni, è stato tutto questo. Con due tratti che lo hanno sempre contraddistinto e che ne hanno decretato il successo, pubblico e privato: l’eleganza e la serietà. Merce rarissima di questi tempi, ma che tra gli Sessanta e Novanta, periodo della sua parabola professionale, rappresentavano degli atout imprendiscindibili per fare strada. Danti, lo ricorderanno tanti livornesi, è stato il numero uno dell’Associazione industriali della provincia dal 1991 al 2003. Momento non banale né semplice per Livorno, in crisi profonda eppure in cerca di un posto importante nel sistema produttivo italiano e mondiale, partendo dal suo porto. Danti, per le sue doti di pacato mediatore, ma anche di imprenditore aperto al dialogo e alle sfide dell’innovazione, venne scelto dall’assemblea per guidare quella fase, delicata e fondamentale.

Amerigo Danti per molti semplicemente Ghigo, ingegnere, aveva iniziato la sua avventura professionale nel gruppo Alfa Romeo, per passare poi alla Nuova Pignone. Ma furono le Officine Botteghi il coronamento del suo percorso: ne fu amministratore delegato per moltissimi anni. La Botteghi in quegli anni era un solido punto di riferimento nel microcosmo portuale e non solo: era specializzata nella fabbricazione e vendita di prodotti chimici, detergenti, disinfettanti, nonché nella riparazione di macchine, caldaie e impianti elettrici per la navigazione. Un’azienda che, fino al 1994, arrivò ad avere anche 260 dipendenti. Confindustria aveva bisogno di una guida sicura e brillante, in un momento di profonda difficoltà della politica portuale nazionale, e la scelta ricadde su un uomo - Danti, appunto - che accanto alle indiscusse doti di visione manageriale e di leadership aggiungeva anche l’innata capacità di mediazione e disponibilità al confronto. Ecco così che nel 1991 divenne presidente dell’Associazione industriali della provincia, carica che manterrà fino al 2003 insieme ad altre, come la presidenza della commissione econonia marittima della Confindustria. Anni difficili, di trasformazioni politiche e sociali (il 1992, con la fine della Prima Repubblica e l’avvio di Tangentopoli) e di crisi esplicite del sistema produttivo, anche di quello livornese: in città la disoccupazione era ben sopra la media regionale, le ore di cassa integrazione superavano i 4 milioni, erano esplosi i prepensionamenti. «E’ troppo restrittivo affermare che a Livorno mancano uomini, idee e capitali - diceva Danti nel 1993 - siamo un’area compressa tra il nord sviluppato e il sud beneficiato dagli interventi statali: qui gli imprenditori devono fare tutto da soli, spesso remando controcorrente. Tuttavia in questa città non mancano progetti per rilanciarsi: serve un piano di privatizzazioni che metta tutta l’Italia in linea con gli altri Paesi europei». Amerigo Danti, per tanti anni, fu l’interfaccia tra l’imprenditoria livornese e il governo, un ruolo tutt’altro che semplice ma assolto sempre con grande spirito di servizio e con l’aplomb che contraddistingueva la persona.

Un uomo dalle tante passioni e dalle molte amicizie, stimato e benvoluto: lo sport era un altro degli interessi cui dedicava tempo e impegno. Aveva fatto parte del gruppo di amici che avevano dato vita all’epopea del circolo del tennis di Villa Lloyd, dove era nata la consuetudine del torneo del venerdì che prima sui campi in terra rossa e poi nei momenti conviviali riuniva la Livorno dei grandi professionisti, un po’ goliardi, innamorati della vita. Poi il suo amore per il tennis si era spostato alla Cooperativa di Banditella, dov’è stato anche presidente per diversi anni, sempre con il consueto sorriso, l’affabilità, l’eleganza nei modi e l’amore per gli altri che non lo ha mai abbandonato. E poi, ma sarebbe giusto metterla prima di tutto, c’era la famiglia: la moglie Grazia, i figli Fabrizio ed Elena, che oggi piangono la scomparsa di un uomo davvero speciale. Con Amerigo Danti se ne va un altro pezzetto della Livorno migliore. 


 

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