Gioco
Quei 226 parà che partirono da Vada per combattere contro i nazifascisti
Dietro le quinte dell’Operazione Herring: i militari di Folgore e Nembo oltre le linee per colpire i nazisti
la storia, le storie
In vista del 75° della Liberazione, Il Tirreno – in collaborazione con le associazioni dell’antifascismo (Anpi, Anppia, Aned e Anei) e l’Istoreco – apre le pagine ai contributi che rievocano aspetti di quella nostra storia. Oggi è la volta di Giacomo Luppichini, vicepresidente Anpi Rosignano, e di Giovanni Giostra generale dei paracadutisti. Gli autori ringraziano Gabriele Milani che da appassionato ricercatore ha contribuito in maniera determinante al reperimento del materiale archivistico per ricostruire gli avvenimenti.
giacomo luppichini
Giovanni giostra
Una delle pagine meno note delle vicende belliche che attraversarono il Comune di Rosignano è quella che riguarda l’aeroporto militare alleato di Vada e le missioni che da esso partirono. Nei giorni seguenti la liberazione, avvenuta alla metà del luglio 1944, dopo aspri combattimenti che fecero meritare a Rosignano l’appellativo di “piccola Cassino”, gli alleati costruirono nella piana di Vada, a circa metà strada di via della Torre, un aeroporto militare a sostegno delle operazioni che si svolgevano nel Centro Nord dell’Italia.
I comandi militari degli aviatori furono stabiliti in varie residenze sul territorio, tra cui la fattoria del Casone e il Castello Pasquini a Castiglioncello. Dall’aeroporto partirono numerose missioni di sostegno alle attività partigiane del Nord Italia da parte di aerei inglesi e americani con il lancio di armi e viveri.
oltre le linee nemiche
Tra tutte le missioni compiute ce n’è una in particolare da ricordare, quella definita “Operazione Herring” (aringa) svoltasi nell’aprile 1945 e che consistette nel lancio di paracadutisti italiani oltre le linee nemiche a sostegno dell’offensiva alleata in pieno svolgimento nella Pianura Padana conclusasi vittoriosamente con la fine delle ostilità in Italia e la resa dei nazifascisti.
Le drammatiche vicende dell’8 settembre 1943, con la dissoluzione dell’esercito italiano, avevano coinvolto anche le due divisioni di paracadutisti, la Folgore e la Nembo, i cui componenti si divisero tra chi continuò a combattere con i nazifascisti e altri, la maggioranza, che rimase fedele alla monarchia e al legittimo governo Badoglio. Questi ultimi, aggregati in qualità di cobelligeranti alle forze alleate, furono impegnati in aspri combattimenti lungo tutta la penisola dove si distinsero per il loro valore.
Nella primavera del 1945 in previsione dell’offensiva finale contro la Linea Gotica e l’occupazione della Pianura Padana, i comandi alleati, grazie anche all’insistenza dei comandanti italiani tra cui il capitano Gay, decisero di effettuare un lancio di paracadutisti oltre le linee nemiche per azioni di commandos.
Duecento parà in azione
Vennero scelti in particolare i combattenti di due centurie tratte dallo Squadrone Folgore, aggregato al XIII Corpo britannico, e dal Reggimento Nembo, comandate rispettivamente dal capitano Gay e dal tenente Ceiner per un totale di 226 paracadutisti. Dopo un breve corso di addestramento a Gioia del Colle fu deciso di lanciarli, divisi in 26 pattuglie, in una zona di forma grossomodo triangolare avente come vertici Mirandola (Modena), Ostiglia (Mantova) e Ferrara con epicentro il paese di Poggio Rusco nella bassa pianura mantovana.
Gli obbiettivi erano quelli di sostenere l’avanzata alleata impedendo ai tedeschi, dopo lo sfondamento della Linea Gotica, di assestarsi in una nuova linea difensiva sul Po, di creare scompiglio nelle retrovie tedesche e conquistare alcuni ponti impedendone la distruzione.
Il 19 aprile il comando inglese dava il via libera all’operazione Herring n° 1. La notte stessa del lancio furono consegnate le mappe ai militari con l’ordine di tenere le posizioni per almeno 36 ore in attesa dell’arrivo delle truppe alleate.
gli errori
La notte del 20 aprile gli aerei decollarono da Vada con i paracadutisti, ma giunti sugli obbiettivi a causa dell’intenso fuoco antiaereo o di manovre errate dei piloti, molte squadre si dispersero su un’area molto vasta: nonostante questo, i paracadutisti si riorganizzarono e nei giorni seguenti diedero del filo da torcere ai tedeschi in ritirata, attaccando colonne, catturando un elevato numero di prigionieri, salvando i principali ponti dalla distruzione e facilitando con ciò l’offensiva alleata.
Il bilancio dell’operazione fu di 44 automezzi distrutti, 7 strade principali minate, 3 ponti sminati, un deposito di munizioni distrutto, 77 linee telefoniche danneggiate, 2214 prigionieri e 544 caduti nelle file tedesche. Il bilancio fu pesante anche da parte dei paracadutisti italiani che ebbero 31 morti e 26 feriti.
Ai superstiti furono conferite, oltre a numerose medaglie d’argento al valor militare e “croci di guerra”, anche due medaglie d’oro al valor militare: quella al sottotenente Franco Bagna della Nembo e al giovanissimo Amelio De Juliis che aveva incontrato i paracadutisti da partigiano in Abruzzo e che, unitosi a loro, volle condividerne il destino.
un caso unico
Va ricordato che l’operazione Herring fu l’unica operazione di lancio di paracadutisti sul territorio nazionale e l’ultima in ordine di tempo, sul territorio europeo, di tutta la Seconda Guerra mondiale.
A ricordo di questa impresa, caduta nel dimenticatoio, l’Anpi e l’Associazione Nazionale Paracadutisti insieme al Comune di Rosignano Marittimo decisero negli anni scorsi di apporre dei pannelli rievocativi dell’evento nelle vicinanze del vecchio aeroporto.
Più recentemente, il 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi “Folgore”, ha deciso di scegliere proprio la data del 20 aprile come Festa del Reggimento e di erigere presso la fattoria del Casone un cippo a memoria dell’impresa rievocandola ogni anno con una manifestazione celebrativa a ricordo del contributo di quei valorosi alla riconquista della libertà. —
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