Il Tirreno

Livorno

Giovanna scrive un tema e racconta la lotta al virus, il “mostro” che le ha tolto gli abbracci della mamma

TOMMASO SILVI
Giovanna scrive un tema e racconta la lotta al virus, il “mostro” che le ha tolto gli abbracci della mamma

La madre della bambina di 10 anni lavora in ospedale a Livorno «È stata un mese dai nonni in attesa dell’esito del mio tampone» 

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il racconto

TOMMASO SILVI

Un mostro che corre velocemente senza fermarsi. “Una creatura spaventosa” che divora ogni cosa che trova sulla sua strada. E poi il lieto fine. Tutto in un racconto. Scritto nella cameretta di casa. La penna è quella di Giovanna Ruberti, 10 anni. Lei il virus lo conosce bene. E ha capito presto quanto sia capace di stravolgere la vita delle persone. Come ha fatto con la sua.

Per un mese, fino all’8 aprile, non ha potuto vedere la mamma, Alice Mazzantini, infermiera all’ospedale di Livorno, e il babbo Andrea. Ha vissuto dai nonni insieme alla sorella Vittoria, 9 anni. Simone, invece, l’altro fratello, 15 anni, è stato ospitato dagli zii. La scuola, nei giorni scorsi, ha chiesto a Giovanna di scrivere un tema. Di raccontare la sua quarantena. E lei ha immaginato di essere un’infermiera, come la mamma, impegnata nella lotta al “mostro”. Quel nemico invisibile che le ha impedito di giocare con il fratello, e che tutt’ora non le permette di abbracciare i genitori.

«Ho effettuato tre tamponi, e tutti hanno dato esito negativo. Allora abbiamo deciso di far tornare Giovanna a casa, ma ancora non me la sento di abbracciarla – racconta mamma Alice – perché ho troppa paura per lei».

Giovanna nel suo racconto descrive il virus con “pupille rosse infuocate in mezzo a grandi occhi gialli, con gocce di sangue che escono dalle narici del suo naso”. Il tema di Giovanna è ambientato in un bosco, di notte. Lei sente le urla del “nemico mostruoso” e inizia a scappare, lui la rincorre. Giovanna si immagina con cuffia, mascherina e zoccoli. Proprio come la mamma quando è a lavoro in ospedale. La corsa tra gli alberi prosegue, fino a quando Giovanna inciampa e cade. Vede il mostro sempre più vicino, è a un passo da lei ma... “Driiin. Mi sveglio di colpo – scrive Giovanna alla fine del suo tema – e mi siedo sul letto impaurita. È stato tutto solo un brutto sogno, ma adesso mi devo preparare velocemente per andare in ospedale ad assistere i miei pazienti Covid positivi”.

Nelle righe scritte da Giovanna c’è tutto. Ci sono l’innocenza e la sincerità dei bambini, la paura nei confronti di un nemico che non ha volto, la sofferenza di una figlia che per un mese non ha potuto vedere la mamma, e che non può abbracciare neppure ora che è tornata a viverci insieme. «Il tema di Giovanna mi ha commosso – dice la mamma – e mi rende orgogliosa di lei, perché ha capito perfettamente quanto sia importante il lavoro in ospedale. Tutti giorni facciamo quella corsa nel bosco, per vincere contro una creatura spaventosa». —

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