Gioco
Il sax di Grechi Espinoza offre su Spotify musica che conforta e fa riflettere
livorno
«Una musica adatta a confortare e far riflettere»: così Dimitri Grechi Espinoza, gran talento del sax di origini moscovite ma con salde radici livornesi, presenta “The spiritual way”, il terzo capitolo di “Oreb”, il progetto che da tempo il musicista propone al pubblico all’interno di straordinarie architetture che “dialogano” con sonorità e echi del sassofono.
In questo periodo di concerti bloccati e negozi chiusi, ha affidato a Spotify la possibilità per chiunque di accedere in libertà a musiche che possono “starci accanto” in una fase strana e imprevedibile: l’occasione per scavare con l’aiuto della musica nella propria interiorità.
Le sue suggestioni sonore, Grechi Espinoza le ha messe a disposizione negli appuntamenti mensili in quel gioiello che è la chiesa labronica di Santa Caterina nel cuore della Venezia. Ma non solo lì: in templi “laici” come gli Uffizi a Firenze o il Pantheon a Roma, il Parco delle Groane o la Pinacoteca di Brera a Milano e la Mediateca Helèn Berr a Parigi; l’ha fatto a Venezia nella chiesa della Pietà o a Torino nella Grande Madre così come nella cattedrale di Saint Gilles a Edimburgo o nel chiostro del Sacro Convento di Assisi, solo per citarne una piccola parte.
Stavolta il “contenitore” è il battistero di San Giovanni a Pisa con una tecnica di ripresa innovativa per Ponderosa Music&Art: il sassofonista labronico è il nostro apripista in un viaggio sonoro alla riscoperta delle virtù umane. Il terzo round va visto – spiega – come il completamento del percorso iniziato nella "Nube" di “Angel's Blows” e proseguito attraverso “Re-Creatio”. In questo progetto, unico nel suo genere, si incontrano due grandi passioni: lo studio della scienza sacra nelle culture tradizionali e la ricerca sul suono, con «l'obiettivo – sottolinea - di riscoprire il respiro profondo dei luoghi sacri di tutto il mondo». E se l’impronta sonora riporta al duduk armeno di Djivan Gasparyan, alla spiritualità free di John Coltrane, alle tradizioni nomadi del Sahara e alla ripetitività di John Surman, è in chiesa, in teatro o negli spazi sonori non ortodossi, che la sua musica si dispiega in pienezza e originalità, avvolgendo l'ascoltatore con arcobaleni d'armonici liberati dal sistema temperato. —
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