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Il deputato M5s sulla pulizia dei Fossi: «Serve una rivoluzione, la gestione dovrebbe passare al Comune»
Francesco Berti spiega la sua strategia: «Un fondo per la cura delle aree turistiche, d’aiuto alle istituzioni locali»
LIVORNO. L’emergenza coronavirus ha bloccato la maggior parte delle attività e svuotato le strade della città. Saracinesche abbassate, poca gente in giro. E i fossi di Livorno sono tornati limpidi, almeno in alcuni punti. Nei giorni scorsi Il Tirreno ha raccontato il fenomeno “anomalo”, raccogliendo anche alcune proposte delle istituzioni. Col passare dei giorni si è delineato un testa a testa tra il Comune e l’Autorità portuale, che gestisce canali. Il sogno è di procedere con un’importante opera di pulizia dei fossi, ma ci sono parecchi nodi da sciogliere. A riguardo, interviene l’onorevole del Movimento 5 Stelle, livornese, Francesco Berti, che illustra la sua strategia e spiega il suo punto di vista.
«Se vogliamo valorizzare i fossi di Livorno, ripulendoli dai detriti e facendo in modo chediventino il cuore di una rinascita turistica, paesaggistica e commerciale della città, serve un atto rivoluzionario. Bisogna mettere la parola fine alla guerra in corso tra palazzo Civico e palazzo Rosciano e bisogna affidare la gestione dei canali all’unico ente che ha un reale interesse a investire: il Comune di Livorno». L’esponente del Movimento 5 Stelle prosegue.
«Il problema, lo sappiamo bene, sono le risorse economiche, che per gli enti locali sono sempre ridotte al lumicino. Ed è qui che si inserisce il lavoro che sto portando avanti a Roma. Nel cosiddetto decreto “Cura comuni” ho proposto al viceministro Laura Castelli di lavorare alla costituzione di un fondo ad hoc, che consenta ai Comuni di finanziare la manutenzione e la valorizzazione dei beni paesaggistici, turistici e culturali del territorio, anche se di proprietà statale. Uno strumento che consentirebbe a chi oggi guida Livorno di dedicarsi concretamente al rilancio e alla conservazione di questa infrastruttura straordinaria, che le altre città ci invidiano. Non solo. Questa misura spartiacque, infatti, sarebbe resa ancor più efficace da altri due provvedimenti già licenziati dal Parlamento: il decreto fiscale, che sblocca gli investimenti dei Comuni in materia di turismo, e il decreto crescita, che consente agli enti locali di assumere personale anche in questo settore strategico. Un modo concreto di uscrie dallo stallo in cui Livorno e i fossi sono piombati dalla fine degli anni Novanta, quando una normativa confusa e confliggente ha creato un caos di competenze e responsabilità. Col risultato che i livornesi hanno smesso di prendersi cura delle sue vie d’acqua, il popolo delle barchette ha cominciato a trattare i canali come fossero cosa propria». Berti conclude ribadendo la sua idea e spiegando quanto sarebbe necessario un cambio di rotta per quanto riguarda la gestione dei fossi. Parlando addirittura di svolta culturale, ed elogiando il senso di appartenenza dei livornesi, da sempre innamorati e fieri dei fossi che caratterizzano la città.
Berti infine torna anche sull’attività del governo, finalizzata a fornire più finanziamenti ai comuni per la manutenzioni di aree capaci di funzionare da attrazione turistica, come i canali di Livorno. «Nel frattempo l’Autorità portuale si è trovata per le mani una spesa inutile in più. Ora siamo a una svolta che deve essere prima di tutto culturale: Livorno è piena di persone pronte a fare la loro parte pur di vedere i fossi esprimere il loro reale potenziale, ma è necessario che la gestione diventi più semplice e soprattutto passi nelle mani del Comune. A patto, ovviamente, che abbia le risorse per prendersene cura. Ed è esattamente ciò a cui sto lavorando insieme al governo».
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