Gioco
Coronavirus, in fila davanti alla libreria e se hai la febbre non entri
Tanti clienti alla Feltrinelli, ma scaglionati. Il titolare: «Abbiamo tolto le sedie e disegnato percorsi per terra»
LIVORNO. C’è una lunga coda in attesa davanti alla libreria Feltrinelli in via Di Franco. Lunga ma ordinata, e rigida: chi si azzarda a chiedere se può soltanto affacciarsi per un’informazione, viene rispedito, con garbo, al mittente. In tempo di attese, il turno diventa roba sacra. L’ingresso è attentamente frazionato, con lo stesso direttore Andrea Berti, a fare da controllore. Uno esce, l’altro entra. «Siamo ripartiti con un piccolo ritardo - spiega Berti - dovuto al fatto che abbiamo riorganizzato il negozio, per rispettare tutti i criteri richiesti, e il protocollo sanitario che, sia il decreto sia la nostra azienda avevano elaborato, per mettere tutti in sicurezza; un principio fondamentale». Tante, del resto, le cose da fare. «Recuperare il materiale, allestire, e definire gli spazi possibili, visitabili. Ed essendo a cavallo tra pasqua e pasquetta, il ritardo è stato fisiologico».
I cambiamenti sono tuttavia piuttosto contenuti. «Alcune cose sono state necessariamente tolte, tipo le sedute. Perché non possiamo far sostare la clientela a lungo, in quanto comporterebbe un’ igienizzazione completa , costante, degli arredi, che in questo momento non è possibile. Nonostante che la suddetta operazione avvenga due volte il giorno, per un’ora a serrande abbassate». Insomma la possibilità di fare salotto, rilassarsi leggendo qualcosa, così come succedeva prima, adesso non è obiettivamente possibile. «Abbiamo definito con strisce in terra e cartelli, il percorso esatto da seguire in modo da non intralciarsi, anche se la libreria è vasta, e non è un problema insormontabile. Ci sono pannelli di plexiglas alla cassa per proteggerci, abbiamo messo a disposizione guanti e gel: anche in questo caso c’è voluto qualche giorno per poterli recuperare. Ci siamo procurati le mascherine autorizzate per stare al pubblico, e i guanti. E poi il termo- scanner per misurare la temperatura in caso di criticità, più tutta la cartellonistica che illustra anche a chi sta fuori cosa sta avvenendo. Per il resto il negozio vive una vita quasi normale».
Tutti gli impiegati sono rimasti al loro posto, pur con un approccio lento, e con qualche riduzione di orario. Col massimo supporto da parte della sede centrale. Qualche problema in più con lo smart working. «olti fornitori non sappiamo come potranno lavorare, ma per adesso tutto sembra regolare». Berti non prende una posizione precisa, rispetto al decreto che ha permesso di riaprire l’attività. «Molto difficile da dire. Personalmente in libreria ci lavoro da vent’anni e rientrarci è comunque una gioia. Tuttavia la situazione è molto grave e non siamo certo qui con lo spirito di prima. Ma quando uno ama il suo lavoro, e gli viene data la possibiità di farlo, accetta volentieri». Come detto, la gente non ha atteso più di tanto per lanciarsi verso l’acquisto di un libro.
«Quello che mi ha fatto più impressione è che , nonostante il digitale, nel 2020, i primi esercizi che sono riaperti sono librerie, cartolerie: grande richiesta di carta, la cosa più vecchia che c’è al mondo. Un segnale che ritengo importante». «Magari - prosegue il direttore - la coda è dovuta al fatto che facciamo entrare dalle 5 alle 7 persone alla volta. Fa comunque piacere che qualcuno sia disposto ad aspettare per comprare qualcosa da leggere e non solo davanti a un supermercato. Speriamo che sia di buon auspicio per il prossimo futuro». Una sosta , quella interna, che deve essere breve, per ovvie ragioni. «Chiediamo di restare lo stretto necessario per l’acquisto, o per visionare un volume. Non tanto per noi, quanto per chi aspetta fuori. Meno si resta, meno è la possibilità di un eventuale contagio. Ma il cliente questo lo sa, e per adesso non ci siamo trovati a dover ricordare cose tanto elementari».
Interessante capire quali sono le letture più richieste. «I romanzi; si cerca qualcosa per passare le giornate , per evadere. Ma sono gettonati anche i libri legati all’epidemia: alcuni erano giù usciti, come “Spillover” (Delphi) che racconta tutte le epidemie della storia trasferite dagli animali agli uomini. Manca purtroppo il flusso dei bambini, ma ci vorrà tempo». Infine uno sguardo lanciato in avanti. «La speranza - conclude Berti - è riuscire a reggere il colpo; non solo noi, ma il sistema, la filiera e tutto ciò che è collegato. Non sarà facile: lavoriamo una giornata alla volta, come credo facciano tutti in questo momento».
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