Toscana
Babbo, ti ricordiamo con il sorriso e la battuta pronta
Nell’era dei funerali stoppati la famiglia lo “accompagna” con un messaggio sul Tirreno
Moglie e figlie ricordano così Giampaolo Guarnieri: è il modo per “accompagnarlo” tramite Il Tirreno insieme a quanti gli hanno voluto bene.
C’è una vita prima del 2014 e una vita dopo il 2014, così come c’è un Giampaolo prima e un Giampaolo dopo.
Babbo è sempre stato un uomo elegante, non solo nell’abito, un uomo che aveva sempre il sorriso e la risposta pronta, che amava stare a contatto con le persone perché da ognuno sapeva cogliere qualcosa per arricchirsi. La sua vita precedente alla malattia era scandita da impegni lavorativi e da una dedizione totale alla Compagnia Portuale. Da aprile a novembre, con il suo amato scooter, appena staccava da lavoro c’era solo una destinazione, dritto a Quercianella. Il suo posto nel mondo, il suo angolo dove rifugiarsi, dove scacciare i pensieri, un tuffo che risollevava l’umore.
Ad ottobre 2014 l’emorragia ha provato a fermarlo ma non ci è riuscita. Una emiparesi e una afasia non hanno fermato le sue passioni e la sua voglia di vivere. La malattia lo ha costretto al pensionamento e quindi ad abbandonare il lavoro ma mai il mare, anzi, la pensione gli ha permesso di goderselo a pieno tutto l’anno. Gli impegni che sono susseguiti sono stati quelli della riabilitazione, tra logopedia e fisioterapia si teneva impegnato per migliorare e per raggiungere la condizione migliore. Era riuscito a camminare con una velocità incredibile, stava lavorando sulla riacquisizione della parola ma aveva il sogno di riutilizzare il braccio destro. Lo voleva riprendere perché senza di quello non riusciva ad andare in moto, la sua passione più grande insieme a quella calcistica. L’impossibilità di andare in moto lo distruggeva.
La passione calcistica invece sperava di trasmetterla ai suoi figli, ha sempre portato tutte le figlie a San Siro a vedere la sua amata Inter, e c’è riuscito, soprattutto con me che ho continuato a seguire la nostra Inter abbonandomi allo stadio e invertendo i ruoli, portandolo a Milano dopo la sua malattia.
L’emergenza di questo momento lo ha privato delle cose che amava, la vista del mare, la sua libertà e la possibilità di continuare a migliorarsi. Tutte le attività sono state sospese, i gruppi di riabilitazione che permettevano l’aggregazione, oltre che la terapia, ai malati si sono interrotte e questo ha accentuato il senso di malattia che le persone come mio padre sentivano. Li ha chiusi in gabbia.
Babbo ha reagito prendendo il sole sul terrazzo e abbronzandosi come fosse estate ma le persone gli mancavano e una videochiamata non è lo stesso. —
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