Il Tirreno

Livorno

il colloquio 

Suor Raffaella: «Attenti, la città ha fame»

Tommaso Silvi
Suor Raffaella: «Attenti, la città ha fame»

La direttrice della Caritas di Livorno fa il punto sugli aiuti ai livornesi. Pacchi alimentari per più di duemila persone

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Tommaso Silvi / LIVORNO

Povertà, tensione all’interno delle famiglie e difficoltà a trovare i soldi per fare la spesa.

Livorno fa i conti con i primi, seri, contraccolpi dell’emergenza Covid-19. Da settimane negozi e stabilimenti industriali sono chiusi su ordine del governo. La gente passa le giornate in casa, tra preoccupazione e incertezza. I lavoratori autonomi non possono contare sullo stipendio. E sempre più persone chiedono aiuto.

«Lungi da me parlare di politica, ma se il nostro governo non aiuta le fasce deboli della popolazione con sostegni concreti, si aprirà un periodo drammatico per l’Italia. E quindi anche per la nostra città. A Livorno c’è un allarme sociale, e il peggio deve ancora arrivare».

A parlare è suor Raffaella Spiezio, a capo della Caritas di Livorno. «Abbiamo tante nuove situazioni di povertà – prosegue –, persone che per la prima volta nella loro vita hanno difficoltà a mettere qualcosa in tavola e si rivolgono a noi per un aiuto». I pacchi alimentari distribuiti dalla Caritas in città raggiungono 653 nuclei familiari, vale a dire oltre duemila cittadini. Per il 60%, si tratta di famiglie italiane. «Togliamoci dalla testa l’idea che i bisognosi sono soprattutto gli stranieri. Ci sono tantissimi italiani che hanno necessità di sostegno», spiega ancora suor Raffaella.

Avanza la “crisi da Covid-19”, dunque, e non solo a livello economico. Anche l’aspetto psicologico fa registrare delle pericolose tendenze. «In molte famiglie si litiga di più, si creano delle situazioni di tensione tra i componenti. La quarantena obbliga a stare insieme tutto il giorno, e può succedere che alcune incomprensioni sotto lo stesso tetto si trasformino in accese discussioni. Un fenomeno che va tenuto sott’occhio – avverte suor Raffaella – da non sottovalutare». L’emergenza virus fa emergere con forza il volto di una Livorno fragile. Fatta anche di persone che non hanno un posto caldo dove dormire.

«Abbiamo distribuito 1571 cestini con cibo alle persone senza fissa dimora, che anche in questo periodo sono costrette a vivere per strada. Il dormitorio del Comune ne ospita alcune – racconta la numero uno della Caritas livornese –, ma ce ne sono altre che continuano a stare all’aperto e non hanno un posto dove andare. Mettiamo a loro disposizione il servizio doccia, nei nostri locali, perché un bagno caldo aiuta a stare meglio, non solo a livello igienico». I pasti distribuiti a domicilio dalla Caritas sono 1261, mentre sono 663 le persone che finora hanno telefonato allo 0586 884693, il numero messo a disposizione nell’ambito del progetto “Pronto ti ascolto”.

«Ci sono 211 utenti nuovi che hanno telefonato, soggetti che mai prima d’ora si erano rivolti alla Caritas. Mi ha colpito molto – racconta suor Raffaella – la telefonata di un’anziana che ha il marito ricoverato in ospedale con il coronavirus. Ci ha chiamato per chiederci se potevamo consegnarle dei medicinali, e magari aiutarla ad avere notizie del marito, dato che lei non riusciva a contattare l’ospedale. Sono storie che fanno stringere il cuore».

Ma nel dramma della situazione attuale, la Caritas di Livorno ha potuto beneficiare di una naturale “rotazione” dei volontari, che ha portato forze fresche e fondamentali per soddisfare le numerose richieste d’aiuto di questo periodo.

«In seguito all’emergenza coronavirus, molti ragazzi giovani hanno deciso di candidarsi come volontari. A oggi ne contiamo 65, che lavorano insieme a 11 operatori. Questo dimostra che Livorno è una città forte – conclude suor Raffaella Spiezio – e nei momenti di difficoltà sa mettere in campo il suo forte spirito di solidarietà». –

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