Il Tirreno

Livorno

«In ospedale accudita come in famiglia Bianca è nata circondata dall’amore di tutti»

RITA SABATINI
«In ospedale accudita come in famiglia Bianca è nata circondata dall’amore di tutti»

L’esperienza di Rita all’8° padiglione, prima in isolamento per polmonite e falso allarme Covid, poi comunque senza amici e parenti dopo il parto  

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LA LETTERA

Pubblichiamo la lettera di Rita Sabatini, una giovane donna che ha voluto raccontare a Il Tirreno la sua esperienza di partoriente ai tempi del Coronavirus e ringraziare tutto il personale sanitario che l’ha assistita con amore eprofessionalità fino alla nascita della sua piccola Bianca.



RITA SABATINI



Mi presento. Sono Rita, una ragazza di 29 anni che come tante ha vissuto la gravidanza, la seconda gravidanza nel mio caso, durante questa pandemia. Perché spero che le mie parole possano essere di aiuto a chi deve partorire in questo brutto periodo.

Partiamo da tre settimane fa quando sono stata ricoverata per sospetto covid 19. Avevo tutti i sintomi del virus, sono stata portata via da casa pilotata dalla mia medica di base ( che ringrazio pubblicamente: lei ha parlato con il 118, lei mi ha assistito telefonicamente ) in ambulanza, c’era una dottoressa del 118 bravissima e carinissima e 4 uomini volontari altrettanto carini. Grazie a loro non sono finita al Pronto Soccorso ma sono stata portata all’ottavo padiglione, messa in isolamento in un’area creata solo per me, monitorata da un ginecologo e un’ostetrica. Poverini, erano completamente coperti, ricordo solo i loro occhi.

Hanno seguito tutta la procedura del cov 19 hanno assistito la mia "pancia" e mi hanno fatto coraggio. La mattina è arrivata la la bellissima notizia: tampone negativo al covid 19. Però avevo una bruttissima polmonite batterica con influenza di tipo B.

Ginecologi e ostetriche sono stati bravissimi e il primario mi ha trattata come una di famiglia, ogni mattina era pronto a consolarmi a spiegarmi cosa stava succedendo a me e alla bimba. Mi rassicurava dicendomi che di qualunque cosa avessi bisogno erano tutti a mia completa disposizione, premetto avevo ossigeno e mille tubi in vena!. Al quinto giorno di ricovero mi hanno ripetuto il tampone per essere certi con l’ infettivologo che non ci fossero tracce.Tutti e dico tutti - ostetriche, ginecologhe e ginecologi, oss - mi hanno dato forza e coraggio. Ero sola, nessuno è potuto entrare dei miei famigliari: portavano la mia roba dentro un sacco nero e la passavano dalla porta di uscita a mio padre. Ma nonostante tutto grazie alla fantastica squadra dell’8° padiglione non mi sono sentita sola. Dopo nove giorni di ricovero sono tornata a casa. Il primario mi ha chiamato per sapere com’era la situazione, come stavo, come era la mia saturazione, se erano regolari i movimenti della bimba: insomma non è facile trovare una persona che riveste un certo tipo di ruolo così disponibile. È riuscito, con tutta la sua squadra, a salvaguardare la mia bambina senza eseguire un parto prematuro, curando però la mia salute.

Arriviamo al 9 aprile, quasi allo scadere del termine gestazionale: alle otto di sera si è avviato il parto, alle 23 è nata la mia bimba . Anche in questa fase l’ospedale di Livorno ha eseguito la prassi: arrivati in macchina io e mio marito ci hanno bloccati alla tenda per farmi eseguire il tampone cov 19, mi hanno mandata subito all’ottavo padiglione senza così entrare a contatto con il pronto soccorso. Arrivata hanno lasciato mio marito in sala d’attesa, io sono stata sottoposta alla visita pre parto dopodiché portata nella stanza parto, una stanza diversa rispetto a quella che ha visto chi come me ha già partorito a Livorno.

Una stanza dotata di fatta di tutto il necessario per la protezione del nascituro e del partner, luce soffusa , luci al soffitto colorate per ricordare il celo stellato, il letto comodo, largo il giusto che ti permette di metterti in qualunque posizione tu voglia partorire e l’ostetrica con tuta protettiva per tutelarci. Perché fino a quando la risposta del tampone cov non arriva tutti loro sono pronti a proteggere noi pazienti e le nostre creature, il padre del bambino può assistere al parto fino al momento della nascita, poi deve allontanarsi per la tutela sua e di tutti. E ci si rivede al momento di lasciare l’ospedale.

Ebbene dopo aver partorito potresti pensare di sentirti sola, di sentire la mancanza dell’ affetto e del calore che la propria famiglia dà ma non è così . Io mi sono sentita accudita, ascoltata. Mai, e sottolineo mai, abbandonata anche durante la notte. Durante il giorno sei accompagnata nelle stanze e nei corridoi dalla radio che trasmette per tutte noi ricoverate e i nostri bimbi musica, vedi passare oss , ostetriche, ginecologhe con mascherine e guanti ma che cantano , ballano ti fanno il segno dell’ “ok”. E così anche in una situazione psicologica delicata come quella che viviamo loro ti ricordano che andrà tutto bene, he al padiglione 8 siamo al padiglione della nascita della vita e non c'è cosa più bella . Quindi i miei complimenti pubblici a chi sta guidando questa squadra e dico a tutte voi che dovete partorire: tranquille sembra tutto drammatico, non avere il compagno, i palloncini e gli amici che vengono a trovarvi ma non è così! Vi sentirete in una grande famiglia! —



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