Il Tirreno

Livorno

Cinque casi positivi in due case famiglia per disabili, ma tutti sono senza sintomi

Lucia Aterini
Cinque casi positivi in due case famiglia per disabili, ma tutti sono senza sintomi

Sono un operatore e quattro ospiti della Fondazione Scotto La vicepresidente: «La situazione è sotto controllo» 

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COLLESALVETTI

Il coronavirus non ha risparmiato neppure le due case famiglia per disabili di Stagno gestite dalla Fondazione Scotto. Sono quattro gli ospiti positivi delle strutture residenziali e un operatore positivo sui circa cinquanta in servizio nella struttura di via Buozzi nella frazione di Collesalvetti. Le cinque persone sono sempre state asintomatiche. Un altro ospite, il primo che è risultato affetto da Covid, è già guarito. Così come è in via di guarigione un secondo operatore.

La situazione, come spiega la vicepresidente della Fondazione Scotto Enrica Monticelli, «è sotto controllo, stanno tutti bene».

Solo nel primo caso che è risultato positivo, si trattava come detto sopra di un ospite, è stato necessario il ricovero in ospedale a Livorno. Le sue condizioni non sono comunque mai state gravi e ora è già “negativizzato”. Negli altri casi, gli operatori e gli ospiti della struttura, sono stati trovati positivi dopo che l’Asl, su richiesta anche della Fondazione stessa, è andata a fare i tamponi nel centro dove ci sono due case famiglia con 26 ospiti. Nessuno di loro aveva sintomi che potessero essere riconducibili al Covid 19 come tosse o febbre ed i loro parametri sono stati sempre regolari.

Come spiega ancora la vicepresidente Monticelli, «al momento vengono fatti controlli tre volte al giorno . Dentro la struttura, in accordo con l’azienda sanitaria e la cooperativa Il Girasole che gestisce il servizio di assistenza, abbiamo messo in atto tutte le procedure per evitare i contagi, addirittura prima delle direttive che sono state emanate dalla Regione in questa direzione».

«Il personale - aggiunge Enrica Monticelli - lavora con tutti i dispositivi di sicurezza, con mascherine, camici, guanti e seguiamo strettamente le indicazioni che ci vengono fornite dall’Asl ».

In via Buozzi c’è anche una struttura semiresidenziale che è stata chiusa con l’emergenza su disposizione della Regione il 16 marzo scorso. E alcune misure sono scattate prima ancora. «Già - due giorni prima del primo decreto dell’8 marzo - va avanti la vicepresidente Monticelli - dall’esterno non abbiamo fatto entrare più nessuno nella struttura. Sono state sospese le visite dei familiari e anche le uscite degli ospiti che normalmente escono per fare varie attività, musicoterapia, danzaterapia, pet therapy, pittura. Abbiamo cancellato tutto e, nello stesso tempo, abbiamo cercato di potenziare le attività all’interno». E aggiunge: «È dura riuscire a tenerli impegnati tutto il giorno dentro la struttura ma alla fine tutti hanno accettato questa nuova dimensione di vita ». —



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