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E la Cna chiede più aperture «Economia rischia il collasso»
livorno
«In questa fase diventa difficile capire perché un professionista possa lavorare nel suo studio, mentre all’artigiano che lavora da solo in laboratorio o in azienda nel rispetto de i protocolli sia impedito di farlo. La logica stretta dei codici Ateco porterà tante aziende alla chiusura con migliaia di dipendenti a casa e la catena dei pagamenti che si interromperà con effetto domino dirompente».
È questa la preoccupazione di Maurizio Serini, presidente provinciale di Cna Livorno: «Ci stanno chiamando tantissime aziende – spiega – che non ce la fanno più, strette fra le paure sanitarie e quelle economiche. I veri problemi sono la mancanza di mascherine e le deludenti misure che non daranno liquidità alle aziende. Si intervenga subito su questi fattori riaprendo le attività che sono in grado di rispettare i requisiti anti-Covid19, indipendentemente dalle macrocategorie dei codici Ateco. L’insufficienza e l’inefficacia del Decreto Liquidità, che non consente le adeguate coperture finanziarie straordinarie necessarie per tutte le imprese e sopratutto incerto nei tempi, impone di rimettere in moto almeno quei settori produttivi che hanno caratteristiche di organizzazione sanitaria del lavoro e di processo che ne possono consentire l’apertura, come quelle tipologie che si svolgono all’aperto, (cantieri infrastrutturali, edili, stradali, urbanizzazioni, estrazioni e lavorazioni di materie prime ecc.) dove è facile mantenere distanze sicure, anche in alcuni casi limitando il numero del personale in base alle condizioni specifiche, alla stessa stregua dei cantieri forestali inseriti nel decreto. Sappiamo benissimo che non si può riaprire tutto e subito, ma proprio come detto ieri dal Primo Ministro “dovremo imparare a convivere con il covid-19 perché non possiamo aspettare che scompaia” perciò dobbiamo ricominciare».
«Ovviamente per farlo – aggiunge il direttore di Cna Livorno Dario Talini – si deve immediatamente correggere un errore gravissimo che è stato commesso, inquadrando eventuali contagi di dipendenti da covid-19 come infortunio sul lavoro: questo è inaccettabile e privo di logica date le svariate possibilità di infettarsi. Dobbiamo ricominciare a produrre dove possibile, anche per alleggerire gli interventi di Fsba e Cig, lasciando tali risorse a quelle tipologie di lavoro che per logica vedranno il loro tempo di chiusura prolungarsi nel tempo, dobbiamo parlare del nostro turismo non solo del quando, ma di come potrà ricominciare. Occorre subito – conclude Talini – un tavolo regionale nel quale costruire un “patto per la fiducia” tra Regione Toscana, Inail e servizi sanitari, associazioni di imprese e sindacati per la gestione dell’operatività nel corso dell’emergenza evitando contrasti che vanifichino gli sforzi. Il confronto e l’ascolto saranno determinanti. L’obbiettivo è elaborare le linee guida della riaperture in sicurezza, definendo tempi e modalità, regole certe, sostenibili e attuabili. Serve garantire l’approvvigionamento dei dispositivi di protezione, con finanziamenti a fondo perduto per gli investimenti delle imprese». —
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