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Palazzo a fuoco in corso Amedeo: il rogo forse partito da una lampada in carica
Livorno: il dispositivo notturno potrebbe aver provocato il cortocircuito nella camera. Ma le indagini dei pompieri sono solamente all’inizio
LIVORNO. A scatenare le fiamme potrebbe essere stata la batteria portatile di una lampada notturna collegata a una presa della camera da letto dove da piccoli dormivano Piero Picchi e Federico Picchi, i figli della coppia di settantenni che è riuscita a salvarsi dal rogo di corso Amedeo insieme a tutti gli altri abitanti del palazzo.
Un problema che avrebbe provocato il corto circuito, con scintelle poi diventate fuoco. Una trentina di evacuati – rientrati tutti in casa dopo essere stati temporaneamente ospitati nell’oratorio della chiesa di piazza XX Settembre, nella vicina via Oberdan – e sette persone intossicate, di cui tre trasferite per qualche ora in ospedale: Leo Picchi e Franca Longobardi (i proprietari dell’appartamento dal quale è partito tutto) e una loro dirimpettaia, Gina Di Rosa.
L’ipotesi della presa difettosa (o della batteria collassata, attaccata con la spina) è la prima conclusione alla quale sono giunti i vigili del fuoco del comando di via Campania, guidati dall’ingegner Paolo Qualizza, che con la loro squadra giudiziaria stanno indagando sull’incendio che si è scatenato al quinto piano del palazzone del centro. Il procuratore Ettore Squillace Greco ha aperto un fascicolo contro ignoti, ma al momento non si ipotizzano reati. Del resto, i pompieri, devono ancora terminare la relazione che, nel dettaglio, illustrerà alla procura come si sono svolti esattamente i fatti.
Il lavoro dei vigili del fuoco è stato rapido ed efficace. Grazie al loro tempestivo intervento, già in serata, tutti gli inquilini (fatta eccezione per la coppia di anziani) sono potuti rientrati in casa, visto che gli appartamenti (tranne tre) erano già stati dichiarati agibili. Il palazzo – «all’incirca degli anni Settanta», dicono alcuni abitanti – non ha alcun problema statico e l’incendio non ha provocato criticità, tanto che appunto nel giro di qualche ora le fettucce bianche e rosse sono state rimosse.
Al momento dello scoppio del rogo il grosso problema era garantirne l’evacuazione, visto che il denso fumo aveva reso l’aria irrespirabile sia nelle abitazioni che nella tromba delle scale. «Fino al terzo piano io e i poliziotti riuscivamo a salire senza problemi con le mascherine anti-coronavirus – ha raccontato al Tirreno Niko Marchini, il primo volontario (seppur fuori servizio dalla Svs di Ardenza) ad arrivare sul posto – poi dal quarto in su non si respirava più. Siamo dovuti scendere». Sette persone, grazie ai vigili del fuoco, sono scese dai piani più alti con l’autoscala di via Campania. Non poteva percorrere le scale: per loro l’unico modo per fuggire era dai balconi. E i pompieri hanno salvato loro la vita.
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