Il Tirreno

Livorno

Barattini (piccola industria) 

Confindustria: necessario tornare a lavorare altrimenti sarà un disastro

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Sul fronte dell’emergenza sanitaria c’è «fortunatamente qualche elemento di miglioramento», sul versante socio-economico invece no: la produzione è «crollata al livello del 1978». Parola della Confindustria, che per bocca di Gino Barattini, presidente del Comitato Piccola Industria, segnala che «se il blocco si allenterà a maggio, andremo incontro a una caduta del Pil tra il 6 e il 10%». Per gli industriali, «scaduta la seconda proroga al 13 aprile, non possiamo protrarre di una sola settimana il fermo e dobbiamo riprendere le attività».

A giudizio di Barattini, bisogna evitare che «la recessione già in atto» si traduca in «una depressione dai costi sociali incalcolabili». L’unica possibilità di farcela? «Occorre che il motore produttivo riparta, mettendo al primo posto la sicurezza dei lavoratori». Anche perché il sistema industriale locale aveva «appena cominciato a lasciarsi alle spalle i tristi effetti» della crisi del 2007-2008: «soffrivano ancora problemi di approvvigionamento, da un lato, e di interruzione della catena dei pagamenti dell'altro».

Non è la prima volta che la Confindustria torna alla carica su questi temi: l’aveva già fatto con il presidente della Confindustria territoriale Alberto Ricci con i colleghi delle altre città e con i vertici regionali dell’associazione, adesso scende in campo il fronte delle piccole imprese per dire che se lo stop va avanti si rischia di restare «tagliati fuori dalle filiere, nazionali o estere» e, una volta accaduto, «non saremo più in grado di riposizionarci».

Da un lato, Barattini avverte che «non possiamo assistere alla perdita del patrimonio di specializzazioni, di capacità produttiva e delle nostre maestranze»; dall’altro, guarda alle richieste da fare e parla di «misure di sostegno al credito, accompagnate dall'azzeramento delle imposte, dallo spostamento dei pagamenti, dalle iniziative di welfare per i dipendenti e non ultima dalla minore burocrazia». Lo sottolinea invitando a non ripetere «ingiustificabili insofferenze verso le Prefetture che stanno svolgendo un ruolo fondamentale». Poi un appello all’interno del mondo imprenditoriale: chiede a «tutte le nostre imprese» di rispettare i pagamenti ai fornitori. Senza cioè che siano le piccole realtà a subire gran parte del contraccolpo: «Ogni impresa, indipendentemente dalla sua dimensione, è funzionale alla sopravvivenza del nostro tessuto produttivo e mantenere gli impegni presi nei pagamenti, salvo gravi e comprovate difficoltà, è la decisione che garantisce continuità a tutto il nostro sistema».



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