Gioco
Non solo contenitori: Livorno è il primo porto per i camion via nave
LIVORNO
Le cifre dell'Avvisatore Marittimo sono impietose: negli ultimi 13 giorni di marzo è mancata all'appello una nave su tre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Anzi, negli ultimi tre giorni del mese il segno “meno” ha raggiunto percentuali choc, se è vero che domenica 29 il calo era stato del 42,1%, lunedì 30 del 41,7% e martedì 31 del 35% tondo (senza contare che giovedì 26 si era precipitati ad appena 7 navi entrate in porto con un ruzzolone all'ingiù di oltre 61 punti rispetto alle 18 navi dello scorso anno).
Ma questa è l'era del coronavirus e, al tirar delle somme, vedremo quanto l'avrà pagata cara il nostro porto. Sono però state appena pubblicate da Assoporti, l'organizzazione che raggruppa tutte le autorità portuali, le statistiche che fotografano l'andamento del 2019 in tutta la portualità made in Italy: balza agli occhi che Livorno ha non solo mantenuto e consolidato la propria leadership in campo nazionale nei traffici dei camion e dei trailer via nave (ro-ro), le cosiddette “autostrade del mare”.
Non solo primi in Italia, ma anche di gran lunga se è vero che nel porto di Livorno i ro-ro hanno sfondato il tetto dei 16 milioni di tonnellate mentre sul secondo gradino del podio c'è Genova che non arriva neanche a dieci.
Beninteso, in un anno la crescita è stata di appena una frazione di punto (più 0,6%) se la misuriamo in tonnellaggio. Un po’ meglio se contiamo i mezzi pesanti: ormai a un passo da quota 520mila, oltre 11mila in più rispetto a dodici mesi prima (più 2,3%). Ma con un andamento da altalena se è vero che la locomotiva l’hanno fatto i bimestri di gennaio-febbraio e luglio-agosto.
Ce ne vorrà adesso per riprenderci da questa primavera sotto il segno del Covid-19: anche se nel marzo dei guai sono comunque arrivate 146 navi ro-ro, in calo se confrontate al 2019 ma tutt’al più di 7,5 punti percentuali, sempre secondo i dati dell’Avvisatore Marittimo.
In effetti, la quota di mercato in questo campo per Livorno è andata crescendo negli ultimi anni: nel 2019 il porto Livorno vale da solo più del 15% del mercato delle “autostrade del mare”, e se lo mettiamo in tandem con gli altri scali sotto i vessilli di Palazzo Rosciano (cioè Piombino e Elba), eccoci a quasi 22 milioni di tonnellate che equivalgono al 20,5% .
Sono stati necessari nove anni per rimettersi in carreggiata dopo il tonfo per la crisi post-2008, ma negli ultimi sette anni sono aumentati di quasi il 71% il numero di camion e semirimorchi imbarcati o sbarcati e di oltre il 63% la merce transitata dalle nostre banchine.
Questo torna a dirci una cosa: l’espansione a mare del porto di Livorno è indispensabilissima per i traffici container (colpa dei fondali insufficienti) ma chissà che non lo sia ancor di più per le “autostrade del mare” che hanno fame di spazi.
Coronavirus a parte, le “autostrade del mare” saranno la modalità-chiave per l’import-export con la sponda nel Nord Africa appena lì le primavere arabe sbocceranno davvero e Bruxelles la smetterà di considerare quei lidi solo come punto di partenza di barconi di clandestini.
Ma, come spiegano fonti del gruppo Grimaldi, una delle flotte principali in questo campo, la centralità di Livorno spiega con il fatto che è punto di riferimento geostrategico tanto verso la Spagna che sulla direttrice verso Nord Est e Austria ma anche Sicilia e Sardegna o Tunisi e Malta. Offre una pluralità di opzioni, flessibilità e rapidità: ne avremo bisogno al risveglio dall’incubo del Covid-19. —
Ma.Zuc.
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