Gioco
Cosa ci sta in un metro? Il gioco del Goldoni dedicato ai suoi allievi
Ecco “Decametron”: i docenti proclamano un regno e gli iscritti alla Bottega d’arte possono inviare loro contributi
livorno
Dopo pochi giorni dalla chiusura imposta dal ministero a causa del coronavirus, la Bottega d’arte del teatro Goldoni ha pensato ad un'iniziativa in grado di coinvolgere tutti i suoi allievi, organizzando un gioco ispirato al Decameron di Giovanni Boccaccio con alcuni riferimenti al “metro”, la distanza che oggi separa le persone. È nato cosi il “Decametron”, un modo per mantenere aperti i canali di formazione del teatro attraverso un progetto comune per tutti i corsi di teatro e musica.
L’iniziativa è visibile sul sito del teatro Goldoni ma, per il momento, è dedicata solo agli allievi della Bottega. Ogni tre giorni viene proclamato dai docenti della Bottega d'arte un regno, ad ogni regno corrisponde un tema e tutti coloro che vorranno partecipare dovranno inviare entro i tre giorni della durata del regno un elaborato: video, testi, disegni o ciò che ognuno preferisce senza porre limite alla propria fantasia. Tanti i temi sui quali gli allievi hanno lavorato: il tempo, l'amore, le metropoli, musica, musicisti e poeti.
«Passare il tempo - scrivono dal Goldoni in una nota - trasformando la noia in avventura attraverso formule, ricette e invenzioni e rimanendo vicini anche se solo virtualmente, per alzare il sistema immunitario con il buon umore. Ecco gli obiettivi di “Decametron”. Questo è un periodo intenso e duro, siamo costretti a stare in casa per il bene nostro e delle persone a cui teniamo. E mentre tutti combattono questo virus rimanendo nelle abitazioni, altri continuano ad uscire prodigandosi per garantire i servizi essenziali e soprattutto per curare. In un periodo duro come questo, il teatro Goldoni crede che l'immaginazione e il saper creare possano essere ottime medicine».
Per questo, attraverso “Decametron, cosa ci sta dentro a un metro” il Goldoni ha pensato di aprire uno spazio di creazione comune. «Per curare noi e le persone intorno a noi con l’immaginazione. Il fine di questo gioco è insomma creare evasione, rendere questo periodo un po’ più felice, far sognare, alimentare la fantasia, cercare di far uscire tutti da questo isolamento arricchiti, cercando di portare avanti le relazioni, fondamento del fare teatro. Ma verrà anche proclamato un vincitore per ogni regno». —
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