Gioco
Servono tamponi a tutti gli operatori: così i reparti non sono protetti
DANIELA BOEM*
Il Fials ha chiesto all’Asl di conoscere il numero dei dipendenti contagiati dal coronavirus ma la direzione aziendale, che ha sospeso da oltre un mese le relazioni sindacali, continua a non fornirci queste informazioni.
La nostra preoccupazione cresce alla luce dei dati che abbiamo reperito: ad oggi un intero reparto di medicina (al 2° padiglione 3° piano) si trova con quasi tutto il personale - infermieri ed operatori socio sanitari - decimato, a casa in quarantena per avere contratto il virus quando loro, in esecuzione di ordinanze regionali, non avevano in dotazione le mascherine con filtro (Ffp2) ma si trovavano a fare assistenza con le mascherine poi ritirate, quelle per intenderci con i buchi per infilare le orecchie che come Fials avevamo subito contestato. Non era allora una Unità Operativa inserita in “Area Covid” mentre adesso pare sia stata così classificata. Certo è che qualcosa non ha funzionato perché un paziente a cui viene riscontrato l’infezione da Covid non dovrebbe trovarsi senza isolamento.
Per queste ragioni il Fials vuole richiamare l’attenzione sul necessario miglioramento della rete di protezione al contagio, perché vogliamo avere garanzie anche in generale per gli altri reparti come ad esempio l’altra Medicina multidisciplinare spostata al 6° padiglione, le chirurgie etc.
Una criticità, a nostro avviso, riguarda tamponi faringei da effettuare subito al pronto soccorso prima del ricovero. Il susseguirsi a livello nazionale e regionale di tante successive disposizioni ha determinato incertezza operative e ritardi di assetti organizzativi. Sono passati a prevedere, inizialmente, il tampone solo ai sintomatici con contatti nelle zone rosse del nord Italia fino ad arrivare, finalmente, ad eseguirlo a tappeto a tutti anche se asintomatici.
Altra situazione incomprensibile è stato il tempo inizialmente troppo lungo di risposta dei tamponi faringei necessari per diagnosticare la positività al coronavirus. Sono intercorsi oltre 20 giorni dalla ordinanza regionale del 3 marzo sul potenziamento delle microbiologie alla disposizione dell’Asl Nord Ovest per attivare l’esame del tampone presso il laboratorio analisi dell’ospedale di Livorno. E nel frattempo? I tamponi prelevati a Livorno venivano trasportati in auto a Pisa o pare addirittura a Siena con evidenti ritardi, per cui il paziente asintomatico ma potenzialmente contagiato ha avuto maggiori probabilità di trovarsi anche in reparti “No Covid”. Rischio non scongiurato neppure adesso considerato il modo subdolo di manifestarsi del virus.
Allora quale strada è percorribile per il Fials al fine di tutelare al massimo livello la salute dei lavoratori e di limitare la diffusione del contagio?
Ciò che abbiamo chiesto al Presidente della Regione e al direttore generale dell’Asl è stato di sottoporre a tampone faringeo tutto il personale in servizio come misura precauzionale per evitare contagio tra gli operatori e verso i pazienti.
Inoltre è necessario definire meglio i percorsi all’interno dell’ospedale tra i servizi e rendere più efficace il filtro ai check point dove ad esempio mancano i termoscanner per misurare la temperatura. Anche gli spogliatoi del personale presentano un problema di affollamento con contatti ravvicinati tra i lavoratori.
Esigenza primaria è anche la fornitura di dispositivi di protezione individuali più idonei per ridurre al minimo i rischi come prevede il testo unico sulla sicurezza quale obbligo del datore di lavoro.
A questo proposito le mascherine “made in Tuscany” non possono sostituire quelle chirurgiche in quanto sono dei rettangoli di materiale Tnt che non aderisce al volto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google