Gioco
“Siamo forti” e il video del piccolo Alessandro fa il giro del mondo e insegna la pazienza
I pensieri di un bambino diventano un brano che il babbo, il musicista livornese Gabriele Baldocci, trasforma in una favola
LA STORIA
Cristiana Grasso
“Un mese fa sembra una vita intera, quanti cambiamenti ho visto. Cose che facevamo, adesso proibite. Non capivo perché...”. Alessandro Baldocci ha 7 anni, una bella voce intonata e limpida e fa davvero commuovere quando canta, mentre scorrono immagini di vita serena - vita “prima” ma anche durante l’emergenza coronavirus - raccontando di stupori e speranze, di affetti comunque sempre presenti, della speranza nel ritorno ad una vita normale e della fiducia nell’impegno delle persone.
Alessandro è una ragazzino sveglio, cresciuto tra stimoli artistici e culturali, tra tre paesi (Inghilterra, Italia e Spagna) e tre lingue. Il padre è il musicista livornese Gabriele Baldocci, già affermato pianista che si trasferì a Londra da con tutta la famiglia quando gli venne offerta la cattedra al Trinity Laban Conservatoire of Music and Dance di Greenwich, una delle eccellenze labroniche riconosciute a livello internazionale. La mamma di Alessandro, Nagore, è spagnola di Bilbao. Alessandro è quindi nato a Livorno e cresciuto nel Regno Unito. È perfettamente trilingue, suona da anni il violoncello e durante la quarantena, scattata da un paio di settimane anche in Uk, chiuse le scuole e finite le giornate in compagnia degli amici al parco, ha deciso di aprire un canale YouTube per passare il tempo.
«Quando abbiamo saputo che mia nonna Licia, che vive a Livorno, ha contratto il coronavirus in casa di riposo, Alessandro è rimasto molto colpito. È legato ai nonni e anche a Livorno. Mi ha detto che avrebbe voluto mettere su YouTube una canzone in cui spiegava a tutti perché bisogna stare in casa in questo periodo» racconta Gabriele. “Ci sono cose in questa vita che possono cambiare in qualsiasi momento, per proteggere chi amiamo. Ora so che un domani tutta questa tristezza tornerà ad esser gioia. Stiamo tutti insieme oggi con gran pazienza, ci son tanti modi per sentirsi vivi” canta ancora Alessandro.
E sono tutti pensieri suoi: «Ho sempre pensato che la saggezza dei bambini è spesso molto vicina a quella degli anziani - spiega babbo Gabriele --. I primi hanno appena iniziato le loro vite, gli ultimi si avvicinano alla loro fine, per cui sia gli uni che gli altri sono pieni di luce. Ho ascoltato con attenzione le idee di Alessandro ed ho scritto insieme a lui, passo dopo passo il testo di “We are strong”, un messaggio di forza che un bambino comunica al mondo. Sfruttando le limitate risorse che ho ha casa ho prodotto il brano ed il video, che Alessandro ha interpretato con professionalità».
La famiglia Baldocci ha deciso di utilizzare questa canzone per raccogliere fondi per un'associazione in Regno Unito si occupa di fornire assistenza agli anziani in difficoltà, generando molte visualizzazioni in un giorno.
«Alessandro crede moltissimo nel messaggio contenuto nel video e spera di farsi portatore di forza e speranza in un momento in cui siamo bombardati da cattive notizie».
Insomma talento, spirito di iniziativa, voglia di fare qualcosa per gli altri e una famiglia speciale: un mix che ha generato questo visualizzatissimo video, super condiviso ormai in mezzo mondo, commentato con ammirazione, stupore, affetto. Dai tantissimi amici di Gabriele, Nagore e Alessandro, molti musicisti e addetti ai lavori, Anche la grande pianista argentina Martha Argerich che con il collega Gabriele Baldocci ha condiviso palchi e tournée ha commentato il video del suo Adorato “Alex” ossia Alessandro: “Meraviglioso, dà molta forza! Grazie, grazie, grazie!” gli ha scritto, ovviamente in spagnolo. Si incrociano le lingue ma il linguaggio del messaggio di Baldocci junior è universale, parla di giovani e anziani, di paura e di coraggio, dello sguardo di un bambino su un evento gigantesco eppure meno potente delle piccole cose e della forza del cuore.
«Lo scopo benefico del video - conclude Baldocci - è alla fine quello che ci sta più a cuore. Perché proteggere i più deboli soprattutto in momenti come questi ci fa sentire vivi. A noi adulti ma anche ai più giovani, che aiutando gli altri e combattendo l’individualismo riescono a dare un senso alla vita e all’amore vero». —
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