Gioco
«Si ripartirà solo se avremo più sprint nelle procedure»
La ripresa sarà tutta in salita, il contraccolpo sarà durissimo: per l’esponente Pd occorrono grandi risorse ma soprattutto lo snellimento della burocrazia
livorno
«Non ha alcun fondamento credibile l'illusione che basti girare la chiavetta della riapertura delle attività perché si torni al “prima”. Purtroppo sarà un “dopo” molto duro». L’assessore Gianfranco Simoncini, che nella squadra di Palazzo Civico si occupa di lavoro e sviluppo economico, parte da qui per sottolineare quanto sarà tremendo l’impatto del Covid-19 sull’economia del nostro territorio che già faceva fatica a riprendersi dalla crisi precedente. Simoncini si riferisce non solo all’esercito di lavoratori in cassa integrazione e allo stop di gran parte di imprese e professionisti: guarda soprattutto al fatto che «alla ripartenza ci troveremo con centinaia di aziende che non ripartiranno, ci troveremo di fronte ad un “mercato stravolto”, ad una società in generale più povera».
L’esempio? I contraccolpi sul turismo (e qui ricorda «le misure di contenimento sociale che inevitabilmente saranno presenti questa estate e il riverbero che queste avranno sulla fruizione degli stabilimenti balneari o per la ripartenza delle crociere»), sul settore moda («una intera stagione, se va bene, sostanzialmente andrà perduta») o sull’industria dell’auto e sulla meccanica in generale (con «il blocco delle vendite»). Senza contare le tantissime attività bloccate che però «hanno visto comunque correre costi vivi a partire dagli affitti e che avranno grandissimi problemi di liquidità».
Simoncini invoca «misure straordinarie per il “dopo”». Sì, si sono varate prime misure («da rafforzare») per lavoratori autonomi e professionisti, e si sta ingaggiando una battaglia perché l’Europa sia in campo davvero, ma «per il “dopo” c'è soprattutto bisogno di cambiare passo e velocità, di rompere abitudini ed incrostazioni consolidate». E lo dice insistendo sul ruolo del pubblico nell’economia («mai come oggi è decisivo»).
L’assessore chiede «una immissione eccezionale di risorse pubbliche a sostegno dello sviluppo: un piano straordinario di opere pubbliche materiali ed immateriali per ammodernare il Paese». Su cosa? Simoncini elenca: scuola; comunicazioni materiali e immateriali; rinnovo e messa in sicurezza del patrimonio immobiliare; sanità; sistema di imprese esistente; centinaia di migliaia di start up da far nascere. «Verso questi settori si debbono indirizzare risorse senza pari nella storia della Repubblica», dice invocando una «nuova stagione dei fondi strutturali europei».
Occhio però che «non bastano le risorse se le procedure e soprattutto i tempi continueranno ad essere quelli di “prima”», dice Simoncini: serve una «“moratoria procedurale” che superi il barocchismo istituzionale nel quale le competenze non sono mai chiare, le procedure da gioco dell'oca», dove talvolta «per un lavoro di pochi mesi ci vogliono anni per avere una autorizzazione».
La “moratoria procedurale” dovrebbe riguardare gli strumenti urbanistici - afferma – così da facilitare «la possibilità di realizzare quegli interventi che il decisore politico ritiene necessari». E aggiunge: «In tempi eccezionali ci devono essere strumenti eccezionali, che non vuol dire liberismo sfrenato o assenza di regole, ma che la decisione politica, assunta coerentemente e nelle sedi istituzionali proprie, siano esse quelle governativa, regionale o comunale possa avere immediata attuazione». O ci si muove in questa direzione o si rischia di «aggravare ulteriormente il divario tra il nostro paese e la parte più avanzata del mondo». Dannoso e ingiusto «rispetto alla grande prova che gli italiani hanno saputo dare in queste ore difficili». —
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