Gioco
La marcia triste delle macchine che scandisce l’emergenza
Ci sono anche padre e figlio nella lista dei cittadini da controllare Sono seduti a distanza per evitare contatti troppo ravvicinati
il racconto
Sono da poco passate le 14.25 e un’utilitaria fa capolino nel parcheggio del campo scuola. Procede a bassissima velocità.
Alla guida c’è una ragazza con la mascherina. Guarda il personale ospedaliero fuori dal tendone, sembra quasi impaurita. Non sa da che parte deve andare, come fare per richiedere il tampone. Un membro dell’Asl le si fa incontro. «Lei deve effettuare il tampone, vero? Ha un appuntamento?».
La ragazza annuisce dall’interno dell’auto. Le viene indicato il percorso da seguire. Esegue timidamente manovra, si sistema al fianco del tendone. È la prima paziente livornese a essere sottoposta al “drive-thru”, il sistema di controllo di massa voluto dalla Regione per monitorare la diffusione di Covid-19. Gli infermieri, con tuta, occhiali e mascherina, invitano la donna ad abbassare il finestrino. Verificano la sua identità. «Apra la bocca, per favore. Ecco, così. Un attimo...Perfetto, bravissima. Nei prossimi giorni sarà contattata per le risposte». Neppure il tempo di veder sparire l’auto con la donna al volante all’orizzonte che è già il momento della seconda macchina.
A bordo padre e figlio. Il primo è alla guida, l’altro sul sedile posteriore, per evitare di stare troppo vicini.
Hanno l’aria triste di chi da giorni è isolato in casa, e l’aspetto preoccupato di chi spera che quello stick non indichi l’inizio di un calvario di nome Covid-19. Anche loro fanno manovra attorno al tendone, poi vengono sottoposti al test. Una, due, tre auto. I pazienti arrivano a ritmo continuo. Gli infermieri hanno un atteggiamento cordiale, quasi affettuoso.
Cercano di instaurare un rapporto sereno e cordiale col paziente, anche se si tratta di un rapporto di pochi minuti. Giusto il tempo di passare lo stick sulla lingua e chiuderlo in una busta sigillata. Il tampone in auto è una pratica velocissima. Ma ha il suo iter. La marcia di auto nel piazzale del campo scuola scandisce il ritmo dell’emergenza in città. Un’auto dietro l’altra. Tutto il giorno. Tutti i giorni. —
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