Il Tirreno

Livorno

Giù il sipario, si va sul divano «Ma quanto sconforto...»

Simone Fulciniti
Giù il sipario, si va sul divano «Ma quanto sconforto...»

Santomauro, Conte, Brandi e Cespuglio: a colloquio con quattro artisti del nostro teatro «Per noi è una mazzata, per chi vive di questo mestiere non è facile andare avanti» 

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A colloquio

Simone Fulciniti

Livorno città di teatri. Negli ultimi tempi le rappresentazioni , a tutti i livelli, si erano moltiplicate, con nuove interessanti realtà spuntate alla ribalta. Proposte varipinte, rassegne notevoli, festival, stagioni di grido: il mito che “a Livorno non c’è mai nulla” , si stava pian piano sciogliendo come neve al sole. E questo grazie ad un folto numero di operatori culturali illuminati, che da anni si impegnano, anima e corpo, per far si che il miracolo potesse succedere. Convinti che la città, non abbia nulla da invidiare alle più note metropoli artistiche Roma e Milano.

Ebbene, oggi, col blocco di dele attività, causa Corona Virus, questo “rinascimento”, si è bruscamente interrotto, mettendo gli attori, i registi, gli autori, in evidente difficoltà. Tra questi, il comico Stefano Santomauro, un talento assoluto, fermato proprio sulla rampa di lancio. «Una mazzata clamorosa - racconta - . Per fortuna ho da scrivere il nuovo spettacolo, e lo stop forzato ha avuto almeno il potere di accelerare le manovre. Per chi vive di questo mestiere, vedersi annullare le date, non è semplice. Se non lavori non guadagni, se non guadagni non puoi stare tranquillo. A maggior ragione, è dura per un comico, che deve pensare a come far ridere in un periodo in cui il futuro appare offuscato».

L’incertezza è dominante. «Penso - prosegue - che sarà più lunga di quanto si possa pensare; c’è chi sostiene che, addirittura, non avremo più date fino ad ottobre. Per fortuna il governo dovrebbe dare una mano. La gente ha voglia di tornare insieme, certo, ma serve tempo. Tornare alla normalità è solo il primo step, il teatro non un bene primario, non mi aspetto miracoli. E quindi alla fine ne soffriremo».

Marco Conte, presidente del Vertigo, non nasconde le sue preoccupazioni. «Approfitto per fare molte cose che abitualmente non riesco a fare: scrivere, leggere copioni, ma anche stare sul divano davanti alla televisione e cucinare. Le mie difficoltà sono enormi: mi sono saltati i saggi della scuola, tante repliche di spettacoli. L ’affitto va pagato e l’incasso latita. Mi auguro che ci sia un aiuto da parte dell’amministrazione, e che questo bonus governativo possa sostenere anche chi come me non ha contratti lavorativi veri e propri». Un po’ di rabbia per chi non rispetta le regole. «C’è ancora troppa gente in giro. Se non facciamo come i cinesi, a giugno saremo ancora qui con la paura di uscire, guardandoci in cagnesco gli uni con gli altri, sulla strada a fare i duelli, con mascherine introvabili. Occorre più disciplina, o la vedo dura».

Fabrizio Brandi, direttore artistico della rassegna ‘Scenari di Quartiere’, ma anche attore e insegnante, si trova con le mani legate. «Alterno momenti produttivi ad altri dove mi prende lo sconforto. Una cosa del genere non me la sarei mai aspettata: non ho gli anticorpi generazionali per affrontare un evento catastrofico, degno di un film americano anni '90. Quando c’è il sole, e sento la primavera e mi metto a lavorare sul davanzale. Sento la necessità di apprezzare quelle piccole cose del quotidiano; e poi cucino». Tante le difficoltà. «Condividere, per esempio, 40 metri quadri con la mia compagna, che essendo insegnante è a casa. Questa è una grande prova, un test per entrare in zone di verità individuali e collettive. Non trovo conforto nei social, non partecipo, non mando messaggi, non desidero essere coinvolto nella giostra». Auspici comunque positivi. «Per il futuro, credo che porterà cambiamenti dentro e fuori di noi. Come sostengono i bravi marinai, se si varia, anche di un solo grado la rotta, dopo diverse miglia ci si trova da un’altra parte del mondo. L’augurio è che possa accadere anche a noi».

Più serena, Alessia Cespuglio, attrice e docente del Nuovo Teatro delle Commedie. «Non sto facendo nulla di particolare - afferma-, mi sto lasciando attraversare da quest’ evento, importante e faticoso. Non leggo, guardo film, gioco con la bambina, non sono ancora riuscita ad attivarmi per fare qualcosa. Evidentemente ho bisogno di assestarmi in questa nuova dimensione. Ci viene di chiesto di fermarci, e io mi adeguo».

La voglia di affrontare con consapevolezza, una vita differente. «Non voglio scappare, ma vivere con curiosità. Lavorativamente parlando, sono ferma; forse è utile, visto che di recente non mi sono mai stoppata. Mi va di ascoltare. L’umore è buono». Alessia è certa che nel futuro sarà necessario un faccia a faccia con tutto quello che non va. «Non potremo più ignorare le questioni che ci riguardano come essere umani: inquinamento, natura, rapporti interpersonali, ma anche con noi stessi, Elementi di grande interesse, che abbiamo costantemente ignorato, ma che oggi, nel dramma, siamo costretti a focalizzare. E dovremo farne tesoro dell' esperienza, per evitare che questo disastro possa capitare di nuovo». —

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di Redazione web