Il Tirreno

Livorno

Visite, esami e tamponi a domicilio: a Livorno così lavoreranno le unità speciali

Andrea Rocchi
Un dipendente del laboratorio dove si analizzano i tamponi (foto Marzi)
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Un dipendente del laboratorio dove si analizzano i tamponi (foto Marzi)

Cinque medici con infermieri per 4 Usca in provincia. Partiranno la settimana prossima: attivi 7 giorni su 7 dalle 8 alle 20

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LIVORNO. Usca sta per Unità speciale di continuità assistenziale. È la risposta che la Regione prova a mettere in campo per migliorare la gestione dell’emergenza Covid-19. In alcune Asl sono già partite. Nell’area livornese, sembra, partiranno dalla prossima settimana. Si tratta di strutture operative della medicina generale composte da medici ed infermieri che seguiranno i pazienti positivi a domicilio, ma si occuperanno anche di visitare i sospetti con sintomi influenzali ed effettueranno tamponi. Saranno, in sostanza, il braccio “operativo” dei medici di famiglia.

COSA PREVEDE LA DELIBERA 393/2020

Si dice che deve essere realizzata una Usca per ogni Aft (aggregazione funzionale territoriale, le associazioni di medici individuate ognuna per un bacino di 30.0000 abitanti) “compatibilmente con la disponibilità a partecipare” delle figure mediche interessate. L’Usca deve essere attiva 7 giorni su 7 dalle 8 alle 20 limitatamente allo stato di emergenza epidemiologica. Ogni unità speciale deve essere dotata di stetoscopio, saturimetro/pulsiossimetro, sfingomanometro con copribracciale monouso, termometro, glucometro e strisce diagnostiche e Dpi (dotazioni di protezione).

PROTEZIONI E MEZZI

Ogni Usca deve essere inoltre dotata di un cellulare di servizio, un’auto aziendale esclusiva, un pc dedicato, programmi gestionali per lo scambio di dati clinici coi medici di famiglia. Devono essere fornite come protezioni 10 mascherine FFP2 senza valvola oppure una mascherina FFP2 con valvola da usare un intero giorno (protezione del medico) e 10 mascherine chirurgiche fa indossare sopra la FFP2 al bisogno (protezione del paziente), una tuta, un occhiale o maschera, 50 guanti monouso, una divisa (fornitura settimanale).

LE USCA NELL'AREA LIVORNESE

In attesa di chiarimenti dall’Asl Nord Ovest a cui abbiamo chiesto come funzioneranno e quando partiranno queste unità speciali a Livorno e provincia siamo in grado di anticipare il progetto di massima elaborato col sostegno dei medici di base. Saranno 5 i medici impiegati sul territorio, coadiuvati da infermieri professionali, e prelevati da una graduatoria stilata dopo il bando promulgato dall’azienda Asl per il reclutamento del personale. Due a Livorno, uno a Cecina-Rosignano, uno a Piombino e uno all’Elba (Rio Marina). Saranno i medici di famiglia a coordinare i medici dell’Usca indicando pazienti, sintomi e necessità o meno di fare il tampone.

POCHI I MEDICI COINVOLTI?

Secondo Pasquale Cognetta, presidente Fimmg di Livorno, le unità speciali sono una buona cosa ma per il nostro territorio l’utilizzo di medici è insufficiente. «La normativa – spiega il medico -dice di istituire una Usca ogni Aft. A Livorno ci sono 4 Aft più una a Collesalvetti. Ci vorrebbero dunque 5 medici ed invece questo è il numero per tutta l’area della vecchia Asl 6. Non è sufficiente». Cognetta ricorda inoltre che come federazione era già stato predisposto un progetto ed erano stato stilato un elenco con 60/70 medici. È stato deciso di fare un bando “che da un punto di vista formale è anche più giusto”, dice Cognetta. «Però si è adottata una procedura lenta e queste unità ora partono in ritardo». Il presidente della Fimmg, tuttavia, tiene a sottolineare come il ruolo essenziale nel rapporto medico-paziente spetti ancora al medico di famiglia. «Non ci siamo tirati indietro. Le Usca sono i nostri bracci operativi. Senza dotazioni di protezione non potevamo garantire un’assistenza adeguata a pazienti affetti da coronavirus».

PERSONALE IN PRIMA LINEA

È chiaro che queste unità speciali, composte perlopiù da giovani medici (nell’elenco ci sarebbero oltre a camici della continuità assistenziale anche diversi “corsisti”, medici che stanno seguendo la specializzazione in medicina generale), saranno in prima linea insieme al personale del 118 ed all’ufficio di Igiene e Prevenzione dell’Asl. Per loro è previsto un compenso di 40 euro lorde al giorno.Gi operatori delle unità speciali sono supportati dai medici e dagli infermieri della rete di pneumologia territoriale. Le equipe, cosi composte, consentono al medico di famiglia, al pediatra o al medico di continuità assistenziale di coadiuvare al meglio, sul territorio, l’azienda sanitaria nella gestione dei casi di coronavirus. —

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