Gioco
Ttraghetti Tirrenia bloccati, poi l’intesa al tavolo dei ministri
LIVORNO
Il fulmine non era proprio a ciel sereno ma aveva folgorato la Tirrenia-Cin: i commissari della “bad company” della privatizzazione (la Tirrenia in Amministrazione Straordinaria, unico azionista lo Stato) hanno eseguito un sequestro conservativo sui conti correnti di Tirrenia-Cin. Con una conseguenza evidente: stop all’operatività e niente “continuità territoriale” via mare per Sicilia, Sardegna e Tremiti.
La svolta è arrivata dopo che la decisione di Bruxelles che ha obbligato Onorato al pagamento della privatizzazione di Tirrenia rimasto in sospeso per anni. Proprio in mezzo alle difficoltà anche sul versante Moby per il bond da 300 milioni di euro.
In poche ore un susseguirsi di mosse e contromosse. Onorato che annuncia furioso che avrebbe mandato un traghetto Moby. La ministra De Micheli che accusa Tirrenia di non aver risposto alle richieste dei commissari («e ora non può scaricare le responsabilità sulla politica»). Le altre compagnie che si fanno avanti: i collegamenti con le isole li garantiamo già noi al 70%. La Lega che, a sorpresa, scende in campo con un intervento del proprio ex ministro Edoardo Rixi per dire che non si doveva bloccare. In serata un tentativo della famiglia Onorato di mandare segnali tranquillizzanti. Intanti, la rassicurazione di Toremar, anch’essa appartenente al gruppo: nessuna ripercussione sui collegamenti con l’Arcipelago.
L’ultimo atto è una quasi-pace dei ministri De Micheli e Patuanelli con la Tirrenia. Si parla di «alcune ipotesi di soluzione»: a azienda e commissari viene chiesto di «definire e adottare gli atti risolutivi entro 24 ore». Da un lato, la garanzia dei collegamenti; dall’altra, la «rapida definizione della complessiva situazione debitoria di Tirrenia Cin». Tradotto forse così: gli uni accettano di pagare, gli altri accordano di farlo a rate. —
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