Il Tirreno

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economia del mare 

Porto: spariti i turisti, le merci per ora no Il rebus degli spazi da riorganizzare

Mauro Zucchelli

Il sindaco convoca Authority e Camera di Commercio. Occhio agli ingorghi dei carichi “parcheggiati” nei terminal

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Mauro Zucchelli / LIVORNO

È l’unico pezzo di mondo in cui altro che distanziamento non c’è: questa rivoluzione degli spazi che ci allontana gli uni dagli altri è segnata, sui piazzali tutt’attorno al porto, da un affollarsi fittissimo di auto nuove sbarcate sulle banchine livornesi ma da recapitate a destinazione fra un po’.

Parliamo delle auto nuove perché sono sotto gli occhi di tutti: all’estrema periferia nord della nostra città, dall’alto di Ponte Genova si vedono auto a perdita d’occhio. Idem negli altri centri di stoccaggio: compreso Il Faldo, l’autoporto che poco fuori Vicarello si estende su 64 ettari e può ospitare 25mila vetture.

«A dire il vero, seppur ai minimi termini qualcosina continua a essere ritirato dai clienti ma – afferma Marco Dalli, numero uno della Cilp, la società fifty-fifty fra portuali e Neri-Negri – noi ci siamo organizzati per garantire la possibilità di accogliere auto fino a tutto il mese di aprile». Gettando lo sguardo un po’ più in là, ecco che Cilp ha fatto istanza perché si pensi per le merci a forme di utilizzo transitorio degli spazi ora vuoti delle banchine passeggeri, visto che le crociere sono a zero e sono rimasti in giro pochissimi traghetti.

E sul fronte dei container, c’è il rischio di congestione? Dal grande polo manifatturiero dell’Asia più lontana sono di giorno in giorno giunte sulle nostre banchine merci che poi rimangono “parcheggiate” lì. Il rischio c’è ed è reale se si blocca davvero l’inoltro della merce, però per adesso non si è verificato. Comunque, a differenza delle auto, i container hanno uno stoccaggio più flessibile: possono essere messi l’uno sull’altro, come dice un operatore (e oltretutto i tempi di giacenza tendono a diminuire).

La buona notizia è semmai che almeno per ora non si è registrato il temuto crollo dell’import-export, come confermano tanto dal quartier generale Tdt che dal terminal Lorenzini: per Tdt marzo si chiuderà a quota 43mila teu, grossomodo in linea con i dati standard (anche se sale al 45% il “transhipment”, cioè il traffico contenitori che utilizza il terminal per il trasbordo da una nave all’altra). Niente rallentamenti e numeri positivi anche per Lorenzini. Per ora.

Dipende anche dal fatto che Livorno è tradizionalmente un porto assai meno legato alla Cina di quanto siano Genova e La Spezia (dove il tonfo è nell’ordine del 30-40% perché si risente dello stop totale delle fabbriche cinesi nel mese di febbraio). Dunque, il rebus è cosa accadrà qui da noi adesso: a parte i traffici passeggeri praticamente azzerati, – come racconta uno degli operatori interpellati – il calo, se arriva, arriverà ora: a dieci giorni dalla chiusura delle fabbriche italiane. Tradotto: impossibile fare previsioni, si naviga a vista giorno dopo giorno. Ci si barcamena fra l’idea che non ci sia un brusco stop dei traffici merci e il fatto che non mancano le cancellazioni da parte di qualche operatore. La prossima è la “settimana di passione” non solo per il calendario liturgico: lo è per l’andamento dell’epidemia, lo è anche per i traffici merci in porto.

Ci sono anche tipologie di merce che hanno visto un incremento di richieste: ad esempio, la forniture di cellulosa per le cartiere, spiega ancora Dalli. Del resto, la paura del coronavirus ha causato una impennata delle operazioni di pulizia (mani, oggetti, maniglie, scrivania, ecc.): logico che il panno-carta sia diventato un bene-rifugio...

Nel frattempo oggi è in agenda il faccia a faccia al quale il sindaco Luca Salvetti e l’assessora Barbara Bonciani hanno convocato il presidente dell’Authority Stefano Corsini e quello della Camera di Commercio Riccardo Breda. Era nata come preoccupazione per la situazione della Porto 2000 e l’indotto crociere, è diventato un blitz di Palazzo Civico nel campo dell’altro Palazzo del potere cittadino. —

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