La protesta
Coronavirus, ora la ricetta per le medicine arriva col codice sul cellulare
Per evitare spostamenti il medico invia un numero al paziente che poi lo presenta al farmacista
LIVORNO. Ora la ricetta diventa un numero, o meglio un codice di 15 caratteri che condensa tutte le informazioni necessarie, dalla regione in cui viene fatta al numero vero e proprio della ricetta, per ottenere i medicinali che servono. E questo lungo codice, il cosiddetto Numero della ricetta elettronica (Nre), viene comunicato dal medico al paziente direttamente per telefono, oppure mail oppure whatsapp o sms. Questa è la nuova misura messa in campo da alcuni giorni per limitare gli spostamenti delle persone al massimo e ridurre la diffusione del virus.
«Un passo avanti tecnologico che rende più efficiente tutto il sistema sanitario nazionale», aveva commentato il ministro della salute, Roberto Speranza, dopo la firma da parte del capo dipartimento della protezione civile dell’ordinanza relativa al “Numero di ricetta elettronica”.
Il meccanismo è questo: il medico fa la prescrizione con la ricetta elettronica ma a questo punto non importa che l’assistito si presenti fisicamente per ritirarla ma può fare riferimento al Numero della ricetta elettronica chiedendo al medico il rilascio tramite, come si spiega anche sul sito del ministero della salute, la trasmissione del promemoria in allegato a un messaggio di posta elettronica nel caso in cui il paziente abbia indicato al medico la casella di posta elettronica certificata (Pec) oppure quella di posta elettronica ordinaria.La comunicazione del “Numero” può avvenire anche con sms o whatsapp quando il paziente fornisca al medico il proprio numero di cellulare . Oppure infine, come terza possibilità, può arrivare con una comunicazione telefonica da parte del medico di famiglia.
In sostanza quello che arriva al paziente è un codice di 15 cifre col numero della ricetta che si pone nell’ultima parte della sequenza numerica.
«Il medico emette un file con la prescrizione e lo invia al Sistema di accoglienza centrale - spiega il dottor Emmanuele De Libero, segretario di Federfarma della provincia di Livorno - e il farmacista lo richiama con il lettore di codice a sbarre. L’assistito, quando viene in farmacia, deve avere il codice della ricetta e il codice fiscale. Il farmacista, una volta richiamato il file, stampa la ricetta che è equivalente a quello che rilascia il medico. Poi apponiamo il bollino, o fustella, e si procede normalmente. Questo sistema è stato attivato da alcuni giorni per i farmaci normali. Da domani (ieri ndr) il sistema sarà attivato anche per quelli distribuiti in “Dpc”, vale a dire quelli che arrivano dall’Asl».
« La stampa della ricetta è ancora necessaria e l’operazione ce la siamo presi in carico noi - va avanti De Libero - poi bisogna apporre ancora il bollino. In alcune regioni, invece, già la ricetta è stata completamente “dematerializzata” vale a dire non è necessaria più la stampa». E l’archiviazione del bollino, quello dietro i medicinali, viene disposta in più modalità (non è ancora univoca).
L’ordinanza in questione è arrivata da pochi giorni e di conseguenza « la percentuale di clienti che arriva con il codice è minima - va avanti ancora il segretario di Federfarma - per le persone, però, sicuramente è un servizio utile soprattutto per chi ha ambulatori distanti da casa, diminuiscono gli spostamenti e si limitano gli accessi agli ambulatori».
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