Il Tirreno

Livorno

Morta a 48 anni, gli ex compagni di scuola: «Ti ricorderemo sempre per la tua bontà»

Stefano Taglione
Morta a 48 anni, gli ex compagni di scuola: «Ti ricorderemo sempre per la tua bontà»

Commossi gli amici dell’Enriques dopo la scomparsa dell’avvocata Simona Pistoia  deceduta per il riacutizzarsi di un tumore 

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LIVORNO. Per tutti era più di un’amica. Quasi una sorella. Una persona dal valore inestimabile che aveva sempre un pensiero buono per tutti. E che non si dimenticava mai di nessuno. «Ciao Simona, noi ti ricorderemo sempre per la tua bontà, per la tua spontaneità e la grande amicizia». È la lettera che hanno inviato al Tirreno e ai familiari i compagni di scuola di Simona Pistoia, l’avvocata di 48 anni morta lunedì 30 marzo dopo il riacutizzarsi di un tumore. «Non camminare dietro a me, potrei non condurti, non camminarmi davanti potrei non seguirti, cammina soltanto accanto a me e sii mio amico», scrivono citando il filosofo francese Albert Camus. «Tu sarai sempre accanto a noi. Un abbraccio grande a Simone e a suo figlio da tutta la 5I del liceo scientifico Enriques, anno 1990», si conclude la lettera.

La scomparsa della professionista ha gettato nel profondo sconforto tutta la città. Simona, tenace guerriera, oltre al marito Simone Barbensi, lascia un figlio di 13 anni. La donna, tenace guerriera, ha combattuto sempre a testa alta contro la malattia. Nell’estate del 2017, per altro, fu salvata grazie a un miracoloso intervento chirurgico durato dieci ore, con tre diverse équipe dell’ospedale Santa Chiara di Pisa impegnate per lei in un’alternanza continua. Un trapianto alla lingua, riuscito, e la scomparsa del tumore alla gola le donarono una nuova vita, consentendole due settimane dopo di andare perfino al mare, stando attenta a non esporsi, almeno inizialmente, troppo al sole. «Ogni mia incertezza veniva smontata da una loro risposta – aveva raccontato qualche giorno dopo, al Tirreno, la stessa avvocata, riferendosi ai medici angeli che l’avevano strappata alla morte – perché con un carattere come il mio, se avessi incontrato persone indecise, non mi sarei mai fatta operare».

Purtroppo, però, a distanza di due anni (nel maggio del 2019) quel maledetto cancro è tornato a farsi vivo in un’altra parte del corpo. Diversa dalla gola. Uccidendola lunedì scorso a soli 48 anni. «Il rimpianto – racconta il coniuge, Simone Barbensi – è che magari, con dei controlli diversi, lei sarebbe potuta sopravvivere. Purtroppo non abbiamo potuto sapere che quel tumore era ripartito in altre parti del corpo». Da quel giorno è partita una corsa contro il tempo, con visite continue all’Istituto nazionale tumori di Milano e l’inizio di una chemioterapia particolarmente forte sempre in Lombardia, poi spostata per semplicità e Prato e, infine, all’ospedale di Livorno.

Il peggioramento delle condizioni di salute è avvenuto nell’ultimo mese, a inizio marzo. Preannunciato da una chiamata da parte dei medici del presidio di viale Alfieri, che lunedì 24 – comunicando con suo marito – gli avevano dato appena una settimana di vita. Ed è stato così. Nel frattempo, però, Simona ha avuto l’ultima soddisfazione professionale: una causa vinta in tribunale, con una lettera recapitata a casa e aperta e letta insieme da lei e dal marito. Aveva vinto di nuovo, Simona. Per l’ultima volta. Prima di andarsene per sempre, sconfitta da un male a soli 48 anni.

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di Redazione web