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Coronavirus, aiuti per 833mila euro a Livorno. Il sindaco: «C’è da capire a chi vanno dati»
Luca Salvetti apprezza l’attenzione del presidente Conte però chiede «scelte serie su chi deve beneficiarne». E scrive all’Anci
LIVORNO . «Le risorse che il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha annunciato nella conferenza straordinaria di sabato sera sono indubbiamente un bel segnale di attenzione in un momento difficile per milioni di italiani, è giusto però specificare che non si tratta di una manovra risolutiva ma di un intervento sul contingente che tra le altre cose crea un quadro non semplice da gestire per i tanti grandi e piccoli comuni che si troveranno ad attuarlo in pratica».
Questo, in sintesi, il commento agro-dolce del sindaco Luca Salvetti sulle dichiarazioni rese dal capo del governo nel corso della conferenza stampa dell’altro ieri in cui sono state annunciate le misure economiche per fronteggiare la crisi derivante dal contagio da Covid-19. Misure a sostegno dei Comuni. Apprezzate dal primo cittadino livornese, che però non è del tutto convinto. Come mai?
«Innanzi tutto è bene specificare - prosegue Salvetti - che i 4 miliardi di euro annunciati di anticipo del fondo di solidarietà sono soldi che i bilanci comunali avrebbero avuto ugualmente e che se verranno giustamente spesi per l’emergenza coronavirus gioco forza dovranno essere rivisti i livelli di risorse destinate ai vari settori».
Dunque i 400 milioni di euro in più vincolati al contributo per l’acquisto di generi alimentari sembrano essere realmente l’elemento aggiuntivo. Quali le ricadute sulla nostra città? Il sindaco ha provato a fare due conti e questa è la sua stima. «A Livorno - spiega - secondo il decreto arriveranno circa 833 mila euro. Sembra, ma non è stata ancora confermata, che la modalità scelta per il contributo sia di 300 euro una tantum a nucleo familiare. Se facciamo un calcolo, potremmo dare il contributo a circa 2800 nuclei».
Un contributo che può rivelarsi utile - certamente non risolutivo - per aiutare le famiglie più in difficoltà, ma se questo aspetto soddisfa Salvetti, altrettanto non può dirsi per le responsabilità che il provvedimento fa ricadere sugli enti locali. Il primo cittadino utilizza un metro di giudizio diplomatico (diversi suoi colleghi hanno avuto espressioni assai più “colorite”), ma le sue perplessità appaiono comunque evidenti.
«Il Governo fa entrare in gioco i Comuni con le loro amministrazioni che devono scegliere tra chi ripartire i soldi sotto forma di buoni spesa, buoni pasto o derrate alimentari - sottolinea il sindaco - Insomma i Comuni sono chiamati a fare il lavoro più delicato di scelta e al momento questo senza un minimo criterio comune che uniformi l’intero panorama italiano. A tal proposito chiederò da subito che Anci riesca a mettere insieme un quadro di riferimento che aiuti tutti noi e non faccia apparire, a seconda delle scelte, il Comune che è più buono nei confronti di una categoria e un altro nei confronti di un’altra categoria di soggetti in difficoltà».
Ieri mattina, intanto, la task force del Comune che segue l’emergenza si è subito riunita per fare il punto sul lavoro da fare («Comunque con il nostro settore sociale ci eravamo già anticipati», sottolinea Salvetti) già anticipato e oggi la giunta si riunirà per dettare i criteri di riferimento per procedere alla scelta dei destinatari e alla distribuzione delle risorse.
Ma in concreto, l’amministrazione livornese come intende agire appena potrà contare sugli 833mila euro che sono stati stimati? « Nella nostra città ci sono 70 mila nuclei familiari - risponde Salvetti al quesito del Tirreno - e ispirandosi al criterio di equità e giustizia dovremmo in prima battuta non inserire quei nuclei che al proprio interno hanno mantenuto il reddito, quelli che al proprio interno hanno persone che riscuotono regolarmente la pensione, quelli che al proprio interno hanno la possibilità di ricorrere ad altri ammortizzatori o riscuotono già il reddito di cittadinanza. Dopo questo screening accurato dovranno essere ripartite le risorse tra chi realmente ha visto azzerare le proprie entrare dalla crisi determinata dal covid-19, sto pensando a tutte quelle attività chiuse da inizio marzo, ai lavoratori autonomi, alle partite iva, al mondo del commercio, del settore turistico e dei servizi».
« Il passo successivo - prosegue Salvetti - sarà quello di organizzare il sistema di distribuzione che potrebbe orientarsi verso il buono spesa e qui nasce il nodo da sciogliere dell’accreditamento ai vari nuclei familiari e dell’accordo con gli esercizi commerciali che devono rendersi disponibili a ricevere il buono spesa».
Insomma il quadro appare molto articolato e complesso. «È vero, ma il nostro Comune è pronto - conclude Salvetti - Faremo ciò che ci è richiesto, e attiveremo in più anche alcune leve economico-finanziarie che un bilancio strutturato e virtuoso come il nostro ci può permettere, convinti però che nel tempo dobbiamo poter avere di più per fare un vero lavoro di supporto e aiuto sia con la crisi in atto sia quando l’avremo superata». —
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