Gioco
Muore dipendente comunale: «Addio Gabri, eri una poesia»
Gabriella, 60 anni, lavorava alla circoscrizione 1 e accudiva i gatti randagi. Il ricordo di un’amica: «Donava se stessa a chi le dimostrava affetto e amicizia»
LIVORNO. È morta a 60 anni in un letto dell’ospedale, lontana dall’affetto dei suoi cari che purtroppo negli ultimi giorni non sono neanche potuti andare a trovarla. Gabriella Cecchi, impiegata comunale di 60 anni, ha perso la battaglia contro una terribile malattia. Qualche anno fa sembrava guarita, era spuntato un barlume di speranza per il suo futuro. Ma poi purtroppo si è ripresentata più forte che mai e per lei non c’è stato scampo.
La donna, molto conosciuta in città, lavorava alla circoscrizione 1 di Corea e lascia il fratello Luca e la sorella Patrizia, con cui viveva nel suo appartamento di via Buontalenti. Prima era impiegata, sempre in qualità di dipendente pubblica, alla struttura per anziani Pascoli. «Ricordo quando la conobbi, ragazzina quindicenne chiusa, forse anche scontrosa, ma capace di donare tutto di sé a chi le manifestava affetto ed amicizia», la ricorda così l’amica di una vita, Paola Meneganti. «Scriveva poesie, faceva dei lavori all’uncinetto bellissimi – prosegue – e ho ancora un suo scialle nei toni crema, rosa e pervinca. Poi la vita l’aveva colpita a fondo. Troppo a fondo. Una salute fragile, minata da troppe cose. Le sono stata accanto in tutti questi anni, l’ho sostenuta, curata, accompagnata per come ho potuto. Questo mi consola. Quel che mi rende inconsolabile è che nelle scorse tre settimane non ho potuto andare a trovarla in ospedale e la immaginavo lì nel letto, da sola. La fine sarebbe arrivata lo stesso, ma avrei potuto accompagnarla anche in questo viaggio. Adesso posso e voglio ricordare le risate fatte insieme, nonostante tutto, l’amore condiviso per gli animali e in specie per i gatti, quei concerti di Bruce Springsteen a cui siamo andate come vagabonde nella notte. E la sua grande generosità, la sua grande intelligenza».
Gabriella si prendeva cura delle colonie feline della città, in particolare quelle della Fortezza Nuova e di Monterotondo. Il suo amore per i gatti era qualcosa di viscerale. Senza confini. «Era una persona bravissima – la ricorda uno dei suoi amici, l’impiegato dell’Asl Franco Marianelli – nonché sempre disponibile con tutti». Negli anni Settanta era una delle attiviste della Federazione giovanile socialista, proprio insieme a Paola Meneganti. Entrambe erano grandi appassionate di politica e sono state nella Figs fino ai primi anni Ottanta, prendendo poi altre strade. Attiva in particolare per sostenere i diritti delle donne, era amata e benvoluta da tutti. Oggi la cremazione, con i parenti più stretti, al cimitero dei Lupi. «Non poterla salutare con un normale funerale – conclude Paola Meneganti – è un dramma nel dramma».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
