Gioco
«Mascherina 1522»: così le donne potranno denunciare le violenze
Restare in casa è utile per il virus ma può diventare una prigione per chi è vittima di maltrattamenti: la parola in codice serve per denunciare ai farmacisti gli abusi
LIVORNO
In questa fase dell’emergenza coronavirus bisogna restare in casa per limitare la diffusione del contagio, ma questo crea un grosso problema per tutti quei casi in cui la propria abitazione familiare non è un rifugio sicuro bensì, al contrario, il luogo delle persecuzioni: basti pensare a quante donne vengono maltrattate, picchiate, aggredite all’interno delle quattro mura domestiche. Anzi, se già in periodi normali queste situazioni sono tutt’altro che rare, figuriamoci cosa può capitare adesso con la convivenza forzata, talvolta in alloggi angusti.
Ad alzare la voce per segnalare il problema è il Coordinamento donne della Cgil provinciale che intende far sentire la presenza della Rete antiviolenza «in questo momento di grande preoccupazione e disagio».
Lo segnala Patrizia Villa, esponente della segreteria provinciale della Cgil: «Le segnalazioni ai numeri appositi crollano: le donne sono in trappola, possiamo contare solo sul coinvolgimento dei vicini che potrebbero udire e segnalare».
Villa tiene a sottolineare che «questa è una cosa che va sicuramente fatta», ma la dirigente Cgil invita anche a sostenesse la campagna “Mascherina 1522” lanciata da “Staffetta democratica”, nella speranza che venga ufficialmente accolta».
Di cosa si tratta? “Mascherina 1522” è un nome in codice per denunciare la violenza. «La proposta – spiega Villa – prevede che basti entrare in una qualsiasi farmacia o in qualsiasi presidio sanitario e dire “mascherina 1522” per chiedere soccorso: il grido di aiuto sarebbe a quel punto raccolto e farebbe scattare l'intervento delle forze dell'ordine. Il nome in codice consentirebbe perciò alle vittime di denunciare l'abuso senza neanche dover fare una telefonata».
Villa lancia l’idea rivolgendo una sorta di appello alla vicesindaca Monica Mannucci, all'assessore Andrea Raspanti e alla consigliera di parità Cristina Cerrai: «Sarebbe importante trovare il sostegno del Comune per far stringere un’intesa in tal senso tra farmacie comunali e Ordine dei farmacisti. Sarebbe fondamentale anche il sostegno in tal senso del “Centro di ascolto antiviolenza Sportello Vis” della Provincia di Livorno. Auspichiamo ovviamente anche la collaborazione delle farmacie private, di questura e prefettura: l'obiettivo comune di tutti noi è infatti quello di poter porgere un aiuto concreto alle donne vittime di violenza in famiglia della nostra città».
Sui canali social della Cgil provincia di Livorno (ma anche il resto della Toscana si sta attrezzando ) la proposta è già partita. La speranza di Patrizia Villa, che nella segreteria Cgil livornese ha la delega alla sicurezza e alle politiche di genere, è che «questa richiesta possa essere accolta e sostenuta dall’amministrazione comunale». —
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